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NOVI LIGURE – Un uomo, la sua confessione-spettacolo e il suo pubblico, coinvolto, destabilizzato e in bilico tra paradosso e comprensione.

Il teatro a Hortus Conclusus, la rassegna ideata e diretta da Andrea Lanza, è di alto livello e ben lo sanno i tanti spettatori abituali, mentre è una sorpresa per gli altrettanto numerosi nuovi ospiti, che ogni sera affollano i cortili e giardini del centro storico novese, che racchiudono (come un hortus conclusus) tutti gli eventi. Ieri, venerdì 16 agosto, nella nuova location del cortile di Tea, in via solferino 21, messo a disposizione dalla proprietaria Tea Frandino, Massimo Rigo ha presentato “Prof!”, con la regia di Alberto Giusta. In un luogo intimo e bello, ideale per un rapporto che sfonda la cosiddetta quarta parete, il monologo, su testi di Jean Pierre Dopagne, è iniziato come una lezione, si è trasformato in una confessione e poi in uno spettacolo dichiarato, volto ad un’azione pedagogica attraverso il teatro. Tutto è un paradosso, ma, come nei paradossi distopici, tutto sembra calzare con la realtà, con il disinteresse per la bellezza, la cultura e ciò che fa pensare. Il prof ha commesso, un fatale 17 febbraio, qualcosa di terribile (che ovviamente non si può svelare) e, alla luce di quell’episodio che ha mutato la sua vita, ripercorre la sua esistenza in un flusso che parte dall’infanzia per arrivare alla frustrazione più intollerabile. L’amore per la letteratura e il teatro (su tutti Molière, per il francese Dopagne, ma anche Shakespeare e Pirandello), l’ammirazione per il primo professore di latino e greco, l’incanto dell’Iliade, il desiderio di svelare la stessa bellezza attraverso l’insegnamento sono raccontati con trasporto e persino lirismo. Il registro cambia e diventa cinico, impotente e colorato di odio quando il prof/Rigo parla dei suoi alunni di una quinta liceo cosiddetta “sensibile”. Sono due mondi inconciliabili quelli del protagonista e quello dei suoi alunni e degli altri professori, appiattiti su un sistema che parcheggia i ragazzi a scuola e non pretende da loro nessuno sforzo mentale o comportamentale. L’abisso che li separa è raccontato persino con tinte umoristiche. Sembra di riconoscere la postura sdraiata dei ragazzi sul banco, le loro frasi indolenti o scocciate di fronte ad ogni stimolo e la veridicità fa ridere, come fa ridere la macchietta del prof di mate dalla parlata veneta, che parcheggia gli alunni con lunghi esercizi durante tutto il tempo della lezione. Ma è un umorismo nero, dal ritmo inquietante e foriero di presagi. Ciò che prevale è la tensione (il taglio registico di Alberto Giusta fa pensare alla sua interpretazione di Tom Pain di Will Eno, anch’esso fortemente destabilizzante per lo spettatore), in vista di un epilogo prima deflagrante e poi persino surreale nella distorsione del concetto teatro-pedagogia-verità.

Massimo Rigo è convincente e inquietante al punto giusto. Alterna con una naturalezza godibilissima il registro ironico, la commozione e l’amore per tutto ciò che nobilita l’esistenza e l’esasperazione verso l’impasse e l’idiozia. La sua frustrazione ha il carattere della compostezza, della follia giustificata che chiunque può comprendere e la sua confessione diventa l’esito naturale di un mondo distorto, dove la ragione e la conoscenza vengono derisi dalla volgarità. E’ proprio questa compostezza che sa di dignità a rendere così verosimile “Prof”: un viaggio nella mente di chi osa scontrarsi con una società che svaluta e deride le sue stesse radici e potenzialità.

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Un altro tutto esaurito a Hortus Conclusus che, in questa quinta edizione, ha ulteriormente ampliato il suo cartellone (che durerà sino al 5 settembre) e il numero dei suoi partecipanti. Oggi, 17 agosto alle ore 17, presso la corte di Sara in via Monte di Pietà 7, sarà la volta dello workshop LA SCRITTURA DEL SUONO a cura dell’attore, sceneggiatore, regista e pedagogo Carlo Orlando. L’evento è collegato alla rassegna CAMERA SONORA a cura di Andrea De Rose e Mathias Balbi e si parlerà del lavoro dello sceneggiatore tra parole, immagini e suoni.