TORTONA – “Conservare il rispetto della gente…tenere alto il proprio pupo”.

L’amara morale dell’onore di Pirandello si tinge di farsa e di tinte sanguigne ne “Il berretto a sonagli” con la regia di Valter Malosti (anche nel ruolo di Ciampa). L’allestimento di TPE (Teatro Piemonte Europa) attinge alla primitiva stesura dialettale del testo pirandelliano, poi modificato per esigenze capocomicali e reso celebre, in quella versione tradotta in italiano, da interpretazioni indimenticabili (Eduardo in napoletano e Stoppa per tutte). La versione originale, ripresa e adattata da Malosti in un siciliano comprensibile e musicalmente eloquente, rappresenta un inedito teatrale dalle sfumature ancora più inquietanti e venate di grottesco.

Ieri, martedì 11 dicembre “Il berretto a sonagli” è andato in scena nel tutto esaurito teatro Civico di Tortona e subito la scenografia (di Carmelo Giammello) e la forte caratterizzazione di tutti i protagonisti sono risultate di forte impatto. Specchi riflettenti (ognuno e il proprio doppio), una pedana inclinata che suggerisce posizioni ribaltabili di predominio o sottomissione, la pavimentazione a riquadri di marmo, come una scacchiera dalle mosse preordinate, immergono in un mondo dalle regole ferree, dove la forma socialmente accettabile maschera dominio e brutture.

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La trama è nota e verte sulla scandalosa denuncia di Beatrice Fiorìca (Roberta Caronia), in un contesto epocale in cui l’adulterio costituisce reato, della relazione del marito con la moglie del suo scrivano Ciampa (lo stesso Malosti). Nella società dipinta da Pirandello, distaccarsi dal proprio ruolo e pretendere la libertà da un matrimonio di facciata è una inammissibile rottura delle regole, che va a sovvertire lo status di due famiglie e copre di disonore Ciampa, l’altro coniuge tradito. Il suo onore infangato lo consegna alla “corda della pazzia” e lo spinge ancora alla “corda seria”, quella che suggerisce l’unica possibile soluzione: la dichiarazione della insanità mentale di Beatrice, screditata del senno e quindi della credibilità.

Di farsa tragica si tratta e la regia di Malosti accentua proprio elementi farseschi e caratterizzazioni, facendo dei personaggi che ruotano attorno alla protagonista (perché qui è Beatrice ad essere il centro focale) dei pupi che si muovono sulla scena/scacchiera secondo un disegno tanto folle, quanto prestabilito. Tutto è spinto con un ritmo, un colore e (ebbene sì) una vena comica (perché di commedia, anche se nera, si tratta) che sa di estremo. Così il personaggio equivoco della Saracena (Paola Pace, anche nel ruolo della madre della protagonista) ha una veracità vernacolare che trasuda dichiarazioni femministe, il delegato (Paolo Giangrasso) ha movenze che ricordano il Catarella di Camilleri, Fifì (Vito di Bella), fratello di Beatrice, ha un atteggiamento minaccioso che sfocia in violenza. E poi non si può non citare la moglie fedifraga di Ciampa (Maria Lombardo, anche nel ruolo della domestica Fana) che intona “Ma l’amore no” con voce da trans, scatenando una risata inaspettata. Al centro la Beatrice della splendida Roberta Caronia, una forza della natura, indignata, furente, passionale, vera paladina sconfitta di una verità irraccontabile. Il suo polo opposto è il Ciampa di Malosti, voce razionale e grottesca, al contempo, della logica comune.

Molto si è detto su questo allestimento de “Il berretto a sonagli”, sulla musicalità della parlata siciliana, sul recupero della complessità dei caratteri, ma ciò che colpisce è la violenza ancestrale permeata dalle convenzioni sociali. La clausura in cui Ciampa fa vivere la moglie (segregata con paletto e catenazzo) è violenta, come lo è l’obbligo di onorare un marito fedifrago. Sono violenti i rapporti di forza e ciò traspare sempre, in particolar modo nella scena inquisitoria dove Beatrice, riversa al suolo e poi scossa da scatti, è oggetto, da parte dei familiari e della domestica, di un autodafé che sa di persecuzione. In tanta violenza, mascherata da ragionevolezza, anche la pazzia diventa una realtà e deflagra (viscerale e vera fino in fondo, Roberta Caronia) nella sua manifestazione più clamorosa.

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Non capita tutti i giorni di assistere ad un Pirandello così attuale, eversivo e sanguigno. La risposta del pubblico sempre numerosissimo e attento del Teatro Civico di Tortona è stata eloquente: “Il berretto a sonagli” non si era mai visto così e non si può perdere.

Il prossimo appuntamento al Civico sarà con lo spettacolo natalizio per famiglie “Buon Natale. Babbo Natale”, lunedì 23 dicembre alle ore 18.