calcinacci galleria

GENOVA – “Prive di impermeabilizzazione, di sistemi di sicurezza, di corsie di emergenza e vie di fuga, di videosorveglianza, di sensori di rilevamento dei fumi e sistemi di allarme antincendio, luci di guida in caso di evacuazione, stanze a tenuta stagna; senza un responsabile di riferimento in grado di monitorarle“. Questo è quanto si legge – come riportato da diversi organi di stampa nazionali – nella lettera del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici e acquisita dalla Finanza in diverse inchieste e perquisizioni eseguite nell’indagine relativa al crollo del ponte Morandi del 14 agosto 2018. Nel report sarebbero in tutto 200 le gallerie a rischio e sotto la lente d’ingrandimento della procura.

Aspi ha spiegato in una nota che i lavori di adeguamento “consistono nell’installazione di sistemi idrici, nella realizzazione di canali di scolo a bordo carreggiata, nell’illuminazione di aree di evacuazione, nell’implementazione di canali radio. Sulla rete Aspi, l’adeguamento di tali impianti è in corso, o in alcuni casi già concluso, in oltre 90% delle gallerie interessate. Nel restante 10% i lavori sono in corso di aggiudicazione“. Delle 105 gallerie in carico ad Aspi, una decina si trova lungo le dorsali appenniniche tra Liguria, Piemonte ed Emilia Romagna.

Oltre alla galleria Bertè, che collega Genova Voltri con Gravellona Toce e diventata famosa per un crollo, sulla A26 ci sono la galleria Turchino, vicino Genova, e la Mottarone, a Verbania; sulla A10 Genova-Savona la Coronata limitrofa al viadotto Morandi; sulla A12 Genova-Rosignano ci sono la Monte Quezzi, la Veilino, la Monte Sperone e la Maddalena tra Rapallo e Sestri Levante; sulla A7 Genova-Milano-Serravalle, la Bolzaneto Uno, la Monte Sperone e la Monreale. Queste le gallerie sotto la lente d’ingrandimento della procura di Genova.