AGGIORNAMENTO ORE 21.30: queste le parole del sindaco di Casale Federico Riboldi. “Schmidheiny rinviato a giudizio per omicidio volontario plurimo aggravato. Non cerchiamo vendetta ma chiediamo giustizia per la nostra gente. La decisione di oggi apre uno spiraglio alla richiesta di giustizia della nostra comunità, che ha saputo negli anni rendere libero il territorio dell’amianto ed essere faro a livello internazionale per la lotta alla produzione della fibra killer. Oggi Casale Monferrato è un territorio pulito che con il suo impegno e il suo sacrificio guida la riscossa di aree nel mondo dove ancora la produzione è in corso. Questo il significato della nostra lotta, questo è il tributo ai nostri morti”.

VERCELLI – Stephan Schmidheiny è stato rinviato a giudizio per omicidio volontario plurimo aggravato di 392 casalesi. Lo ha stabilito il Giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Vercelli, dopo aver respinto tutte le eccezioni della difesa. L’udienza davanti alla Corte di Assise di Novara si terrà il prossimo 27 novembre.

“Le argomentazioni contro le eccezioni della difesa sono durate oltre 45 minuti” ha raccontato a Radio Gold Bruno Pesce, dell’Associazione Famigliari e Vittime dell’Amianto. Anche oggi, come è successo in ogni udienza, tanti casalesi erano presenti in aula. “Come abbiamo reagito? Con un sospiro di soddisfazione” ha aggiunto Pesce “siamo stati assaliti dall’emozione. Ora speriamo che venga riparato quel vuoto creato dalla sentenza della Cassazione del Processo Eternit. Credo che, con questa imputazioni, si riuscirà ad arrivare a sentenza e a una sanzione giusta per una condotta irresponsabile, documentata da prove prodotte dalla stessa fabbrica Eternit”. 

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Bruno Pesce ha anche commentato la recente intervista shock rilasciata da Schmidheiny al giornale svizzero Nzz am Sonntag (“odio gli italiani, vivete in uno Stato fallito” ha detto lo svizzero, ndr): “Leggendo le sue parole siamo rimasti sgomenti. In lui non c’è alcun senso di responsabilità. Io sono figlio di un deportato nei campi di concentramento ma, di certo, mio padre non mi ha insegnato a odiare i tedeschi. Il rancore, comunque, non serve a nulla, quello che conta è avere giustizia e che si riconosca la verità”.

Foto tratta dalla pagina Facebook dell’Afeva

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