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VALENZA – “Grazia sotto pressione” (Hemingway così definisce il coraggio) significa bellezza quando è difficile, la natura del capolavoro.

“Capolavori”, presentato sabato 1^ febbraio al Teatro Sociale nella stagione APRE, di e con Mauro Berruto, diretto da Roberto Tarasco, è un lecture show, tratto dal libro omonimo dello stesso protagonista, dallo sguardo ampio e dalle tante connessioni. Berruto è stato allenatore della nazionale italiana di pallavolo vincitrice della medaglia di bronzo ai Giochi Olimpici di Londra 2012, ma è arrivato allo sport di alto livello da laureato in filosofia, ovvero con un punto di vista altro. La sua è la prospettiva che riconosce il capolavoro, il risultato eccellente in rapporto al potenziale di partenza; concetto, questo, che attraversa, in senso trasversale, tutti i campi e, in senso verticale, il tempo. La sua narrazione è un viaggio attraverso la bellezza, espressione di competizione ad alto livello e di superamento di sé. Ed è una logica splendente che collega il mondo greco (“siamo tutti greci” ha detto Shelley ), nella sua concezione dello sport e della vita, a capolavori assoluti come le tempeste di Turner, in cui appaiono i prodromi dell’impressionismo, o al blu unico e puro dei quadri di Yves Klein. Sullo schermo di fondo appaiono immagini di arte (la prima è lo splendido Tuffatore di Paestum, accompagnato dalla melodia dell’Epitaffio di Sicilo, la più antica della storia), di sport, sequenze cinematografiche (da “Tempi moderni” a “Nuovo Cinema Paradiso”), come in un nastro su cui sia impresso il meglio dell’umanità, ciò che, bello e difficile, emerge su tutto e rimane per sempre. La sensazione di continuità e di tensione abbatte confini ed epoche, mentre Berruto racconta (raccontare è diverso da spiegare, fa giungere all’intuizione con il coinvolgimento totale) e ciò che si vede proiettato prende forma e significato.

Se il gesto dell’allenatore è allenare al desiderio di qualcosa, Berruto sulla scena allena le menti, fa intravedere quell’acume che permette di andare oltre e trovare nessi altrimenti nascosti. In un genere ormai ben presente a teatro come lo storytelling, si impone con una competenza sorprendente in campi diversissimi, con una logica ferrea e un fascino affabulatorio che non cede neanche per un attimo. Ci sono sempre mari da attraversare e isole da raggiungere, purché ci siano capacità, volontà e desiderio di farlo, purché l’intelligenza e il potenziale vengano perseguiti e coltivati. Al Teatro Sociale di Valenza, con Capolavori, proprio l’intelligenza è andata in scena e l’attenzione totale, sino agli applausi finali, ne è stata la misura.