Coronavirus, Sestili: “Chiusura totale necessaria. Poi oltre 40 giorni per una pseudo normalità”

ROMA – Giorgio Sestili ha 35 anni, si è laureato in Fisica alla Sapienza di Roma e come lavoro è un comunicatore scientifico. Da inizio marzo Giorgio gestisce anche ‘Coronavirus – Dati e Analisi Scientifiche‘, la pagina Facebook che raccoglie i numeri e le indagini sulla diffusione del contagio Covid-19 a livello Nazionale e Internazionale. “È nata così, all’improvviso. Vedevo che molti fisici e studiosi accreditati pubblicavano importanti ricerche legate al coronavirus. Lo facevano però su riviste specialistiche accessibili a pochi. Questo, nella mia ottica, non aveva senso perché tutti dovevano poter accedere a questi dati e soprattutto capirli“, spiega a RadioGold.

Ecco che questo fisico romano 35enne ha deciso di spendere parte del suo tempo a divulgare informazioni autorevoli sulla pandemia che da fine 2019 dalla Cina si è propagata nel resto del mondo. “Nel giro di un paio di settimane abbiamo superato i 25 mila follower (dati in crescita, ndr) con interazioni importanti“. Sintomo che l’argomento è interessante e soprattutto ben sviluppato. Nei giorni si sono affiancati a Giorgio un altro gruppo di persone, “circa sette tra ragazze e ragazzi under 30 e laureati in materie scientifiche” che stanno portando avanti gratuitamente il progetto. “Che ha una valenza informativa. Vogliamo che tutti capiscano i dati reali di questa pandemia da prendere sul serio“.

Questo perché il coronavirusha una capacità di contagio molto alta. Una persona infetta può far ammalare dalle 2 alle 3 persone. È la tipica crescita esponenziale. Questo è l’R0 in assenza di contenimento, ovvero con la capacità del Covid-19 che si espande senza essere contrastato“. Il che significa che potenzialmente una persona positiva alla Sindrome respiratoria acuta grave coronavirus 2 “ne può infettare altre tre che a loro volta ne contageranno altre nove che passeranno il virus ad altre 27 che porteranno il numero dei malati a 81 e così via“. Da qui l’esigenza di attuare un lock down uguale a questo della Cina. “Che però non vuol dire sconfiggere il virus ma solo rallentarlo. Chiudere tutto significa ridurre i contagi e quindi mantenere sotto controllo l’epidemia. Per debellarlo ci vogliono i farmaci e i vaccini“, aggiunge ancora Sestili.

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Ecco che il modello Cina diventa fondamentale anche per l’Italia: “Dopo oltre 40 giorni dalla chiusura totale la Cina sta avendo i primi risultati. La stessa cosa si verificherebbe anche nel nostro Paese ma servono misure ancora più drastiche per fermare il fattore R0“. Lo Stivale sta infatti pagando “scelte tardive di chiusura. Noi siamo indietro di 15 giorni rispetto a come ci si sarebbe dovuti muovere. Anche per questo, dati alla mano, il picco massimo di contagi deve ancora essere registrato“. Questo vuol dire altri contagi e, purtroppo altri morti. Il problema sono anche i comportamenti degli altri Paesi europei “che stanno seguendo ora l’esempio dell’Italia ma ancora con più ritardo di quanto fatto dal nostro Governo“. Per Sestili questo “agevola la diffusione del virus a livello teorico sempre per quella capacità che un positivo al Covid-19 ha la capacità di infettare altre due o tre persone“.

Attualmente si nota come il coronavirus si stia “trasmettendo da Est verso Ovest, dall’Asia all’Europa e poi agli Stati Uniti d’America. Il tutto all’interno di una fascia molto stretta a livello di latitudine. Si vede chiaramente che i contagi si concentrano tra i 40 e i 50 gradi Nord di latitudine“. Si tratta della fascia che comprende Wuhan, l’Europa e l’area più colpita degli Stati Uniti. “Questa fascia ha temperatura e clima molto simili in questa stagione. Ma è difficile sostenere se il coronavirus può sopravvivere in altre condizioni ambientali. A onor del vero si stanno facendo studi a riguardo“, prosegue Sestili. Che poi promette di aggiornare con ogni nuovo studio e le più recenti ricerche sull’argomento sulla sua pagina Facebook. “Un compito non facile perché bisogna affidarsi a organi di informazione autorevoli e verificati oltre che verificabili. Il consiglio è quello di consultare siti scientifici piuttosto che generalisti. E controllare sempre chi sono gli autori della ricerca vedendo se ne hanno eseguite altre o se sono citati in riviste scientifiche“, conclude.

Foto tratta dalla pagina Facebook Coronavirus – Dati e Analisi Scientifiche