TORINO – “Dobbiamo chiudere davvero, non per finta, ma leggendo l’ultimo decreto del governo ho il timore che tante realtà possano ancora restare aperte“. Alberto Cirio torna alla carica del Dpcm in video conferenza dall’Unità di crisi dove è tornato dopo la sua guarigione dal coronavirus. “Sin dall’inizio abbiamo adottato la linea del rigore, perché solo restando a casa si sconfigge il virus e invece temo che ci siano ancora troppe eccezioni“, ha spiegato il governatore.

Che poi ha sottolineato come la vera sfida per il Piemonte sarà “quella di creare posti di terapia intensiva“. Va detto che “dall’inizio dell’emergenza la nostra regione è passata da 287 a 490 posti, siamo una delle prime tre Regioni d’Italia ed è un risultato che rivendichiamo con forza“. A questo si aggiunge il fatto che “il Piemonte è tra le prime regioni italiane che si sono mosse  per essere autosufficienti. La mascherina che io indosso è stata realizzata in autonomia. Era necessario lavorare per recuperare materiali e non aveva senso aspettare che gli altri le producessero“.

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“L’ordinanza regionale ci mette nelle condizioni di chiudere tutto ciò che possiamo e, laddove si discosta dal decreto del governo, riteniamo abbia comunque valore perché più restrittiva”, ha aggiunto Cirio parlando soprattutto della chiusura degli studi professionali, prevista dall’ordinanza regionale e non dal Dpcm. “Abbiamo trasmesso al ministero dell’Interno il parere del nostro ufficio legale, secondo cui ha appunto valore la nostra ordinanza perché più restrittiva. I nostri uffici dicono che ci sarebbero problemi se allargassimo le maglie, ma noi le stringiamo. Lo stesso ha fatto la Regione Lombardia. Attendiamo che ci rispondano se ha vigore una o l’altra“, ha aggiunto.

L’assessore regionale alla Sanità Icardi ha invece parlato di un velato ottimismo dopo giorni difficili per la Regione: “C’è un rallentamento progressivo del numero dei casi che fa ben sperare“. Questo perché “all’inizio dell’emergenza il raddoppio dei contagi era a 2,2 giorni, oggi siamo a 5,1 giorni. Se i dati proseguiranno in questo senso inizieremo a vedere la luce. L’importante è, per quanto difficile e noioso, rimanere a casa e limitare ogni genere di interazione sociale“.

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