TORINO – Il Pd Piemonte scende in campo in difesa delle scuole e delle Università, attualmente sospese in una sorta di limbo in questo periodo così difficile a causa del coronavirus. “Insieme con il mondo della sanità, impegnato in prima linea in un lavoro che mette in gioco la salute e la vita di chi vi opera, e insieme con tutte quelle categorie produttive che ci garantiscono servizi di vario genere, la Scuola tutta e l’Università si sono attrezzate a reggere questa crisi“, dicono Rita Rossa e Paolo Furia del Partito democratico.

Le nostre scuole e le nostre università sono luoghi di vita che stanno sviluppando strategie di contatto con gli allievi e con le loro famiglie, sono luoghi di vita che sviluppano senso di comunità e appartenenza. Tenere vivo il rapporto con i ragazzi, preoccuparsi del loro presente per costruire il futuro e dare loro strumenti di apprendimento e conoscenza fa della scuola e dell’università un collettore di tenuta sociale e di costruzione di un contesto di normalità“, aggiungono. “Gli ambienti di apprendimento in questa emergenza sono presidi di socialità. Il lavoro dei docenti e del personale tecnico e ausiliario, dei dirigenti, dei direttori di dipartimento sono risorse importanti in queste settimane“.

Per Rossa e Furia la scuola si sta reinventando per far fronte all’emergenza coronavirus che ha visto la chiusura fisica degli istituti: “Le insegnanti e gli insegnanti di ogni ordine e grado stanno innovando e stanno colmando quel ritardo nell’uso della tecnologia a supporto della didattica di cui parliamo in ogni proposito programmatico. Il contatto con gli permette di superare l’isolamento e di continuare il percorso di formazione intrapreso“. Questo comporta quindi “una mole straordinaria di lavoro che dà vita a una stagione di innovazione accolta con entusiasmo e diffusa voglia di imparare da parte di molti docenti. Questa ricchezza rappresenta una grande risorsa. Il nostro grazie, per questo deve essere accompagnato alla determinazione che, come partito, vogliamo mettere per definire politiche adeguate agli sforzi che la classe docente del mondo scolastico e accademico sta compiendo“.

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Certo è che ci vorrà ancora tempo e soprattutto “organizzazione per condurre a unità il fermento diffuso e garantire che nessuno resti indietro e oggi l’imperativo categorico è quello di riempire il senso degli articoli della nostra Costituzione sull’istruzione di politiche che dovranno essere in grado di stanziare risorse e dare strumenti, anche normativi e contrattuali, affinché le capacità espresse in questa emergenza diventino patrimonio e salto di qualità verso l’uguaglianza e la dignità sancite dalla nostra carta Costituzionale“.