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PIEMONTE – “Speriamo che il virus abbia compassione di noi”. L’Associazione dei Medici e Dirigenti Sanitari Piemontesi Anaao Assomed attacca la Regione evidenziando diverse inefficienze dal punto di vista dell’organizzazione nell’emergenza coronavirus, in particolare riguardo il numero di tamponi esplicitato da Palazzo Lascaris, sul quale l’associazione nutre qualche dubbio. 

In Piemonte il numero dei tamponi di ieri 12 Maggio è nuovamente in frenata: 4288, il dato più basso dell’ultima settimana. Non è chiaro quindi da dove derivi la media di 7700 tamponi al giorno dichiarata ieri in conferenza stampa” sottolinea il segretario regionale Chiara Rivettidalle analisi del prof. Alessandro Ferretti, che quotidianamente valuta i dati trasmessi dalla Regione, anche la media dei tamponi impiegati per diagnosi e prevenzione (quindi fatti non per conferma di guarigione) è da giorni in costante calo: siamo passati dai 3230 del 27 aprile ai 2560 di ieri, ovvero il 20% in meno. Motivo? Mancano i reagenti (e non i laboratori…). E l’organizzazione. Eppure i proclami erano diversi: il 25 aprile si diceva che “entro qualche settimana il Piemonte sarà la prima regione italiana a poter processare oltre 10.000 tamponi al giorno». Oggi si dice che arriveranno a 15.000 entro giugno. Intanto sono 4288″. 

Anaao Assomed, inoltre, cita l’esempio di una paziente alessandrina (“uguale a tanti altri casi in Piemonte“) per dimostrare come in Piemonte ancora l’isolamento dei casi e il tracciamento dei contatti “non sia nella realtà”.

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Giovane donna, cassiera. Febbre, tosse e dolore toracico dal 23 Aprile. Contatta la guardia medica il 30 aprile, viene impostato azitromicina per os. Il 4 maggio contatta il medico di famiglia che segnala il caso all’ USCA. Il medico dell’USCA visita la paziente il giorno stesso, viene compilato un foglio di quarantena.  Sul foglio c’è scritto testualmente non accedere spontaneamente in pronto soccorso”. Viene segnalato il sospetto Covid al Sisp dell’Asl. Poi, il nulla. Le viene consigliato riposo, tachipirina se febbre.  Niente tampone. Niente sorveglianza. Niente ricostruzione dei contatti. Il 7 Maggio la paziente ricontatta il medico di medicina generale, per peggioramento dei sintomi. Viene introdotto il cortisone. Il 9 Maggio la paziente contatta nuovamente la guardia medica, che la rassicura di una prossima visita del medico USCA. Ma non si vede nessuno. Non la richiamano più. Per il tampone: “Aspetti, un po’ di pazienza” dicono. Ieri contatta il proprio medico di famiglia che, dopo giorni di sintomi in peggioramento   e senza tampone, prescrive l’idrossiclorochina. Sono passati 10 giorni. Non solo lei aspetta ancora il tampone, ma il compagno, che deve rientrare al lavoro, non viene contattato. Né vengono tracciati altri possibili contatti. Nel frattempo tutte le persone che lei e lui hanno frequentato prima di mettersi a casa sono ignare di tutto e potenzialmente contagiose”.