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NOVI LIGURE – Incedi boschivi, furto aggravato e atti persecutori. Questi i capi di accusa per cui è stato condannato Mario Fancello, pastore oggi 70enne, che nel 2018 era stato arrestato per aver appiccato oltre 20 incendi nel novese. In particolare l’uomo è stato condannato dal Tribunale di Alessandria a più di 11 anni di reclusione, per la precisione a 1 anno e 6 mesi per il reato di furto, a 2 anni e 8 mesi per atti persecutori e a ben 7 anni e 6 mesi per incendio boschivo.

L’impianto accusatorio sostenuto dal magistrato Lisa Iovane, sulla base di quanto raccolto dai Carabinieri del Comando Provinciale e del Gruppo Forestale di Alessandria, ha trovato l’epilogo nella condanna esemplare del Tribunale, anche alla luce della gravità delle condotte ascritte all’imputato, in passato resosi già responsabile di reati altrettanto gravi. L’indagine era stata molto articolata e complessa, richiedendo uno sforzo corale di più reparti dei Carabinieri, sia territoriali che forestali, anche a causa della difficoltà di raccogliere testimonianze utili per via del chiaro potere di intimidazione che il 70enne aveva esercitato per anni nei confronti della comunità in cui viveva.

Tutto era iniziato nel mese di luglio 2017 con il sequestro congiunto, da parte delle locali Stazioni dei Carabinieri, territoriale e forestale, del Nas e dell’Asl di Alessandria, di un terreno di proprietà della Curia di Tortona dato in comodato d’uso al pastore sardo e alla sua famiglia a scopo di allevamento del gregge. Il sequestro era stato necessario per via dell’uso di alcuni beni presenti e vincolati alla Soprintendenza che erano stati danneggiati. Poco dopo, sul territorio hanno cominciato a registrarsi numerosissimi incendi, alcuni anche estesi a causa dell’afa di quei giorni.

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Tra i capi d’accusa anche il furto di una foto-trappola che l’uomo aveva utilizzato per controllare i movimenti delle Forze dell’Ordine e il reato di atti persecutori nei confronti di una abitante del posto. La donna, nel frattempo rimasta vedova, aveva avuto il coraggio di denunciarlo nonostante i comportamenti del 70enne avessero provocato un forte stato d’ansia nel suo nucleo familiare, preso di mira con angherie di vario tipo. Diverse le condotte ascritte: pesanti insulti e minacce, acutizzatisi dopo la morte del marito, teste di animali abbandonate nel cortile di casa, passaggi frequenti dall’abitazione al solo scopo di terrorizzare la donna, ancor più esacerbato per via di altri comportamenti caratterizzati da prepotenze e ritorsioni nei confronti di altre persone della comunità, sempre all’insegna del rancore che lo stesso non aveva mancato di manifestare e condividere apertamente in più circostanze e ogniqualvolta non venisse assecondato il suo volere.