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PROVINCIA DI ALESSANDRIA – Sono tanti i temi sui quali il Sappe, il sindacato autonomo di Polizia Penitenziaria, ha sollecitato istituzioni e autorità competenti. Tra i primi punti toccati quelli legati all’emergenza coronavirus. “Rispetto alle procedure di screening degli agenti e dei detenuti siamo ancora in attesa della risposta dell’Asl mentre in molte città piemontesi e in tantissime Regioni è già stato effettuato. Invitiamo il Dirigente dell’Asl che si occupa delle due strutture penitenziarie a disporre immediatamente i controlli”.

La stessa Direzione, per accelerare lo screening e non intaccare la capacità diagnostica provinciale dei test molecolari “tamponi” ha proposto l’uso dei test sierologici.

Con l’avvio della “fase 2” e il ritorno alla precedente vita sociale, la prevenzione è un fattore decisivo per non fare passi indietro” ha sottolineato il vice segretario regionale del Sappe Demis NapolitanoIl mondo carcere si sta nuovamente aprendo all’esterno, ad esempio consentendo un colloquio visivo mensile ai ristretti, o riprendendo le lezioni scolastiche in corso con i relativi esami. Tutto ciò viene fatto con la massima prudenza e attenzione ma, assumendo un rischio maggiore per agenti, personale civile e popolazione detenuta. Anche per questo motivo il continuo monitoraggio del mondo carcere rappresenta uno strumento di prevenzione per tutta la comunità. Non dimentichiamoci che i nostri agenti e le loro famiglie vivono in questo territorio e, poiché più esposti non devono essere abbandonati”.

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A farsi portavoce delle richieste della Polizia Penitenziaria è stato anche il consigliere comunale di Fratelli d’Italia Piero Castellano, presidente della Commissione comunale per le Politiche Sociali e Sanitarie: “Sono comprensibili a chiunque i problemi che scaturirebbero qualora qualche agente contraesse il covid 19. Rimango dell’idea che devono essere effettuati subito i tamponi o i test virologici indicati dalle disposizioni del Ministero della Salute. Nel territorio alessandrino, nonostante l’Unità di Crisi regionale abbia invitato le ASL ad effettuare i controlli, questi esami non sono ancora iniziati”.

Un altro capitolo importante rimarcato dal sindacato riguarda i dispositivi di protezione individuale: “Il Sappe in molte realtà penitenziarie piemontesi si è fatto carico dell’acquisto e della distribuzione di mascherine di comunità agli agenti e operatori penitenziari (coloro che con la mobilità possono essere portatori del virus). Nel penitenziario di San Michele è in corso una produzione di mascherine di comunità per gli stessi detenuti e la popolazione del territorio. Un’istituzione religiosa del terzo settore si sta occupando della loro distribuzione. Laddove il Comune volesse investire in questo settore, si potrebbe estendere la produzione sia a livello quantitativo che qualitativo, magari producendo mascherine del tipo medico o addirittura dispositivi di protezione individuale. Questo richiederebbe investimenti di diverso tipo e sinergie con il territorio, ma perché non considerare questa possibilità? Nel territorio alessandrino sono presenti due istituti penitenziari con una presenza di circa 400 agenti di polizia penitenziaria e loro famiglie. Parliamo di una comunità su cui il Comune di Alessandria potrebbe investire per il rilancio del territorio”.

Per mantenere alta l’attenzione sui problemi della Polizia Penitenziaria, inoltre, lo stesso presidente della Commissione Politiche Sanitarie Piero Castellano ha annunciato di voler convocare una nuova seduta, proprio alla presenza del sindacato Sappe.

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“Colgo positivamente l’idea di una Commissione delle politiche sociali nel Comune di Alessandria che si occupi anche di questa comunità” ha sottolineato Napolitano “auspichiamo che questa commissione abbia i poteri di influire sull’agenda del governo della città. Noi del Sappe siamo pronti a partecipare a proposte concrete. Possiamo fin da ora dire che il Comune dovrebbe incentivare (con sussidi o altra politica pubblica) la presenza di questa comunità. Ad esempio molti Comuni della provincia hanno incentivato (anche economicamente) la residenza dei nostri agenti che hanno lasciato Alessandria per trasferirsi in periferia. Un’altra proposta molto importante è quella di favorire le famiglie in cui entrambi i coniugi lavorano, per la gestione dei bambini. Questo è un grave problema che assilla molti nostri agenti per lo svolgimento dei turni di servizio. Al carcere del centro città abbiamo alcuni spazi disponibili per pensare anche ad “asili in casa” o, secondo il modello tedesco “tagesmutter”, e cioè una educatrice che accoglie a casa sua un piccolo gruppo di bambini. Ci serve l’aiuto del Comune. Un’ultima necessità è l’uso di strutture sportive per il nostro personale che necessita di un costante supporto psico-fisico. Il Sappe è pronto a collaborare con il Comune per la stesura e l’attuazione di quelle proposte dirette a sostenere il benessere del personale di Polizia”. 

Inoltre, rispetto alla sicurezza, strutturale e non, dei due istituti alessandrini, il sindacato ha sottolineato che entrambi hanno problemi peculiari da affrontare separatamente. Ad esempio il carcere “Don Soria” ha problemi strutturali cronici che costringono i lavoratori e i detenuti a convivere in un ambiente poco salubre. Nel tempo sono stati effettuati modesti lavori di ristrutturazione che non hanno risolto i problemi poiché trattasi di una di quelle strutture definite a livello europeo “brownfields”, cioè siti inquinati all’interno dei quali è possibile fare attività di rigenerazione, quali interventi di bonifica e ripristino ambientale (ovvero di recupero) e di destinazione ad altro uso. Il Ministero della Giustizia, su sollecitazione del Comune di Alessandria deve decidersi a risolvere questo problema. Abbiamo un carcere in centro città, vicino all’Ospedale Civile, con problematiche strutturali che necessità di interventi strutturali importanti. Da anni si parla di questo problema ma non si rivolve, se non intervenendo con poche risorse rispetto al problema. Nel frattempo la Sezione di Reclusione di San Michele, costruita negli anni ’80, necessità di maggiori risorse economiche, poiché comincia a richiedere interventi di straordinaria manutenzione. Il denaro pubblico va indirizzato in maniera oculata. I due istituti di Alessandria sono poco considerati a livello centrale, sul fronte delle risorse umane”.

“Da molti anni subiamo anche la mancanza di un Comandante fisso per ognuno dei tre reparti. Un problema rilevante, pensate se la Questura non avesse la figura del Questore per anni. La tutela degli organici è un fattore determinante per assicurare alla comunità un livello di sicurezza accettabile. Ricordiamo le recenti rivolte nei due istituti alessandrini e, su come, solo grazie all’abnegazione e professionalità dei due reparti di Polizia Penitenziaria, non abbiamo visto scene come quelle di Foggia, dove ben 72 delinquenti sono fuggiti, riversandosi nelle strade cittadine. Purtroppo i due carceri stanno soffrendo ancora gli ingenti danni strutturali causati da quelle rivolte di marzo che aggravano i problemi già presenti”.

“Le politiche pubbliche sulla sicurezza sono il punto di forza dell’agenda della maggioranza politica che sta governando in Alessandria” ha concluso Napolitanoil Sappe è pronto a fare la sua parte, facendo proposte e sostenendole in termine di esperienza. Siamo parte del “comparto sicurezza” e, come le altre forze di Polizia, possiamo contribuire positivamente”.