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SPINETTA MARENGO – Un primo passo è stato fatto, ma il cammino per la bonifica dal Cromo VI e altri inquinanti dell’area di Spinetta Marengo da parte della Solvay è ancora lungo. A oggi, come spiegato dalla stessa azienda oltre che da Arpa, l’Area1 è stata interamente bonificata. L’intervento di bonifica complessivo al momento ha riguardato 1000 metri quadri dei 750 mila complessivi su cui si sviluppa il polo industriale. Ma quali sono le zone interessate dall’accurata e approfondita pulizia che viene periodicamente monitorata, oltre che da Arpa, anche da Comune e Provincia di Alessandria e Asl?

AREA 1, quella appena risanata, consta in circa mille metri quadrati di terreno. Le acque di falda, non sono oggetto dell’intervento in nessuna delle aree sorgenti di Cromo VI, sono ancora contaminate per via di sorgenti di contaminazione non ancora bonificate in quanto quella del Cromo VI è infatti una bonifica per fasi.

AREA 2 (circa 9000 mq): area completamente caratterizzata, è stata suddivisa in tre sottoaree:
– 2A – sottoposta a manutenzione straordinaria con miglioramento dell’impermeabilizzazione stradale e spostamento dei sottoservizi in aria
– 2B – sono previsti interventi di bonifica mediante chemical reduction ma solo per la parte di terreni profondi contaminati esclusivamente da Cromo VI . Per i primi 3.5 m di profondità al momento non è stato definito quale sia l’intervento migliore  per la bonifica vista la presenza contestuale di contaminazione da Cromo VI, Piombo ed Arsenico negli stessi terreni
– 2C – Non è previsto al momento alcun intervento perchè si ha l’intenzione  di attuarla insieme alla limitrofa Area 3.

AREA 3: definita nel 2014 con le informazioni dei sondaggi storici, ad oggi è ancora da caratterizzare l’inquinamento presente.

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Le acque di falda interne ed esterne allo stabilimento, compromesse per la presenza di numerosi inquinanti come evidenziato in più studi e procedure, dal 2010 è stata messa in funzione una barriera idraulica con il fine di intercettare il flusso idrogeologico che attraversa lo stabilimento per poi fuoriuscire verso la piana alluvionale del fiume Bormida. Questa tecnologia prevede l’estrazione e il trattamento delle acque inquinate.