Corruzione sanità piemontese: operazione ‘Molosso’ coinvolge anche Alessandria
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AGGIORNAMENTO ORE 17: rispetto all’Operazione Molosso l’Azienda Ospedaliera di Alessandria ha sottolineato in una nota che non si tratta di procedure di gara espletate dalla stessa azienda. “L’Azienda Ospedaliera non ha visto alcuna perquisizione nella propria sede, trattandosi di una gara gestita da una altra Asl. Ad oggi all’Azienda non risulta alcun dipendente indagato”. 

PIEMONTE – Coinvolge anche Alessandria l’operazioneMolosso” condotta dalla Guardia di Finanza di Torino. Le indagini, condotte dai militari torinesi coordinati dalla Procura della Repubblica di Torino, hanno portato alla perquisizione di ospedali, Asl, aziende e abitazioni private e al sequestro di molto materiale a Torino e nelle province di Alessandria e Novara. Le ipotesi di reato formulate riguardano turbativa d’asta e corruzione nei confronti di 19 indagati, con il coinvolgimento di 5 società.

Ingenti, secondo gli inquirenti, i danni patrimoniali ed economici all’intero Servizio sanitario nazionale, a vantaggio, in particolare, di un’azienda torinese e di una multinazionale veneta, leader nel settore della fornitura di prodotti ed apparecchiature mediche. Nel mirino della Procura e degli uomini del 1° Nucleo operativo metropolitano della Guardia di Finanza torinese, anche alcune gare d’appalto sospette che potrebbero essere state preventivamente ed appositamente stilate per favorire la società multinazionale oggetto di indagine la quale, ad avvenuta aggiudicazione, avrebbe potuto beneficiare di milioni di euro per la fornitura di camici e divise per medici ed infermieri Piemontesi. All’ospedale di Alessandria le indagini avrebbero portato a individuare la corruzione di un coordinatore infermieristico membro della commissione per la gara d’appalto attenzionata per la fornitura di prodotti ed apparecchiature mediche chemioterapiche, favorendo una specifica società. Nel corso dell’operazione i Finanzieri hanno anche sequestrato in via preventiva conti correnti riconducibili a tangenti ricevute da parte di uno degli indagati di Torino

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