Nocciole

CARPENETO – A Carpeneto c’è un nuovo campo sperimentale sul nocciolo con l’obiettivo di favorire il miglioramento della qualità e della produzione corilicola piemontese. Il progetto è portato avanti della Fondazione Agrion ed è stato realizzato grazie al sostegno di Regione Piemonte, UnionCamere Piemonte e dei principali vivaisti piemontesi. Il campo sperimentale si trova in Località Tenuta Cannona 518 a Carpeneto e si estende su una superficie di oltre 2 ettari, inserendosi così tra i campi sperimentali più grandi d’Italia.

Abbiamo voluto scommettere sulla realtà di Tenuta Cannona per poter portare avanti una sperimentazione che è molto richiesta dalle aziende. Ritengo sia sempre più utile per poter avere una elevata qualità di nocciola e poter offrire sul mercato una certificazione“, ha spiegato l’assessore regionale all’Agricoltura, Marco Protopapa. “La nostra volontà è quella di migliorare anche su altre colture importanti del Piemonte, tra cui vi è sicuramente il mandorlo. Tenuta Cannona diventa un fiore all’occhiello in questi termini ed è una scommessa su cui sicuramente la Regione vuole puntare“, ha concluso l’assessore.

A livello regionale il nocciolo rappresenta la prima specie arborea da frutto, esclusa la vite, per superficie investita. In Piemonte, infatti, negli ultimi quasi vent’anni si è osservato un aumento delle superfici corilicole del 190% e il settore è in continua crescita (8.000 ettari e 3.500 aziende nel 2001 a 23.122 ettari e 9.119 aziende nel 2019. Si è visto anche un aumento della superficie a conduzione biologica pari al 1.153,34 ettari).

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Il campo sperimentale di Carpeneto va a integrarsi al centro operativo coricolo già esistente di Cravanzana nel Cuneese, e rappresenta una finestra di espansione dell’attività sul nocciolo e sulla frutta a guscio in generale. Con questo progetto la Fondazione Agrion si propone di rafforzare la ricerca applicata nel settore corilicolo sui temi della gestione agronomica, dell’innovazione varietale e della protezione ecosostenibile dalle avversità e di operare sempre più come importante trait d’union tra gli enti di ricerca e il territorio.