Perché gli psicologi sono contro il depotenziamento della legge sul gioco d’azzardo in Piemonte

TORINO – L’Ordine degli Psicologi del Piemonte non ci sta e, dopo la recente iniziativa da parte del Consiglio Regionale volta a “depotenziare gravemente gli effetti della Legge piemontese sul gioco d’azzardo problematico“, attacca la Regione guidata da Alberto Cirio. Secondo l’Ordine “tutto questo verrebbe fatto senza aver neppure preso in considerazione le numerose memorie tecniche presentate e senza aver ascoltato in Commissione alcuno dei numerosi e qualificati esperti del settore operanti in Piemonte e in Italia“.

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Va ricordato in questo senso che la Legge 9 del 2016 è stato individuato come elemento di eccellenza del Piemonte per la lotta al gioco d’azzardo patologico tanto da essere preso come punto di riferimento da molte altre realtà nazionali. “È infatti ormai disponibile un’ampia e incontrovertibile documentazione tecnico-scientifica che dimostra in modo chiaro gli effetti di prevenzione primaria e secondaria dei dispositivi di contenimento dell’offerta di gioco con apparecchi previsti dagli articoli 5, 6 e 13 della LR 9 del 2016“, spiegano gli psicologi, preoccupati anche da una possibile recrudescenza del fenomeno.

I dati dello studio GAPS del Cnr di Pisa, infatti, hanno evidenziato come in Piemonte nel 2018 ha dichiarato di aver giocato d’azzardo il 33% della popolazione contro il 42% a livello nazionale (quasi 400 mila persone in meno di quelle attese se si fosse applicato il tasso nazionale). La prevalenza di giocatori problematici/patologici in Piemonte nel 2018 era del 0,53 % della popolazione 15-64 anni mentre in Italia nel 2017 era stata quasi doppia: lo 0,97%. Ecco che “l’abolizione del distanziometro per la stragrande maggioranza dei contesti di gioco, se fosse approvato l’emendamento di alcuni consiglieri di maggioranza, porterebbe il Piemonte ad una situazione analoga a quella delle altre Regioni e significherebbe riallineare il Piemonte ai dati nazionali e cioè rischiare di aumentare rapidamente la platea dei giocatori problematici/patologici di 12 mila unità, conteggiando solo le persone sino a 64 anni“.

Lo studio confronta anche gli andamenti economici legati al gioco d’azzardo della nostra Regione con quelli del resto del Paese. Si evidenzia così un dato di assoluto rilievo: “Se negli anni dal 2016 al 2019 in Piemonte si fosse continuato a giocare con un trend analogo a quello del resto d’Italia i piemontesi avrebbero investito nel gioco 2 miliardi e 618 milioni di Euro in più; 262 milioni nel 2016, 604 nel 2017, 913 nel 2018 e ancora 839 nel 2019. Ciò semplicemente facendo 100 i dati del 2015 e applicando il tasso di crescita nazionale (senza Piemonte) al dato iniziale regionale del 2015“. Il risparmio si deve all’effetto delle restrizioni temporali disposte dai Comuni a partire dall’estate 2016 (l’articolo 6 della Legge) e alla sinergia di quelle e dell’applicazione del confinamento geografico portate dal “distanziometro”.