Eternit: chiesto rinvio a giudizio per Schmidheiny

AGGIORNAMENTO ORE 19.15:  la procura di Torino ha chiesto il rinvio a giudizio per l’imprenditore svizzero della Eternit, Stephan Schmidheiny. Lo riferisce l’Ansa, l’accusa è di omicidio volontario aggravato per la morte da amianto, tra il 1989 e il 2014, di 258 persone. Lo ha reso noto il pm Guariniello commentando le motivazioni della sentenza di prescrizione della Cassazione. Per l’accusa, Schmidheiny, “nonostante sapesse della pericolosità dell’amianto”, avrebbe “somministrato comunque fibre della sostanza”.

 

AGGIORNAMENTO ORE 18.15 – Il diritto può fare giustizia. Ne è convinta il sindaco di Casale Titti Palazzetti, anche dopo aver letto le motivazioni della sentenza. Il primo cittadino ha chiesto che “ora il Parlamento dia corso al disegno di legge per introdurre il nuovo reato di disastro ambientale. Prendiamo atto delle motivazioni, che comunque erano già contenute nella sentenza letta lo scorso novembre, ma rimane la nostra convinzione che il diritto può fare giustizia; la Corte di Cassazione aveva tutti i margini per confermare le pene previste nei primi due gradi di giudizio

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Il sindaco vuole pensare al futuro: “il nostro compito, ora, è insistere affinché il Parlamento dia corso, così come mi è stato assicurato dai presidenti del Senato e della Camera, al disegno di legge sul nuovo reato di disastro ambientale: non possiamo continuare ad avvalerci di leggi e codici degli anni Trenta del secolo scorso. Nel frattempo il mondo è cambiato e non è più sostenibile accettare che ci siano persone e aziende che inquinano e che possano andarsene indisturbate: chi inquina deve pagare, sia i danni ambientali sia i danni alla popolazione. È una battaglia non solo per Casale Monferrato, ma anche per Taranto, Augusta, la Terra dei fuochi e tutte quelle zone d’Italia colpite nel profondo dai disastri ambientali perpetrati con disinvoltura nei decenni”.

Sul versante giudiziario “la città di Casale Monferrato – ha aggiunto Titti Palazzetti – proseguirà nell’appoggiare i cittadini, Raffaele Guariniello e le associazioni dei familiari vittime amianto, e in particolare l’Afeva, nelle battaglie giudiziarie, a partire dal processo cosiddetto Eternit bis. Non lasceremo da solo chi ha pagato il prezzo più alto da questa triste vicenda”.

Per concludere, il sindaco Titti Palazzetti, ha voluto ricordare quanto già affermato pochi giorni fa, all’indomani della firma del decreto della Direzione generale per la salvaguardia del territorio e delle acque del Ministero dell’Ambiente per lo stanziamento di oltre 64 milioni di euro per la bonifica dall’amianto: «Dopo la sentenza shock della Cassazione, Casale Monferrato e i Comuni del territorio non si sono arresi e hanno combattuto, con ancora più determinazione e fermezza, per avere giustizia. La città ha pagato un prezzo troppo alto in questi anni. Una risposta, chiara e concreta, era necessaria e il Governo ce l’ha data. Sono ancora molte le questioni da affrontare sul tema amianto, a partire dalla ricerca e dalle cure per i malati, ma poter attuare la bonifica totale del territorio è un traguardo importante e fondamentale. Sara la nostra priorità e ci impegneremo con tutte le nostre energie per raggiungerlo».

CASALE MONFERRATO – Le motivazioni della sentenza Eternit della Cassazione sono state pubblicate oggi e faranno senz’altro discutere ancora una volta. Il processo torinese per le morti da amianto era da considerarsi prescritto prima ancora del rinvio a giudizio di Stephan Schmidheiny. Secondo la Cassazione il Tribunale ha confuso la permanenza del reato con la permanenza degli effetti del reato. “La Corte di Appello ha inopinatamente aggiunto all’evento costitutivo del disastro eventi rispetto ad esso estranei ed ulteriori, quali quelli delle malattie e delle morti, costitutivi semmai di differenti delitti di lesioni e di omicidio”.

In pratica per la Suprema Corte “per effetto della constatazione della prescrizione del reato, intervenuta anteriormente alla sentenza di I grado” sono cadute “tutte le questioni sostanziali concernenti gli interessi civili e il risarcimento dei danni“. Secondo la Cassazione l’imputazione di disastro a carico dell’imprenditore Schmidheiny non era la più adatta da applicare per il rinvio a giudizio dal momento che la condanna massima sarebbe troppo bassa, per chi miete morti e malati, perché punita con 12 anni di reclusione. In pratica “colui che dolosamente provoca, con la condotta produttiva di disastro, plurimi omicidi, ovverosia, in sostanza, una strage” verrebbe punito con solo 12 anni di carcere e questo è “insostenibile dal punto di vista sistematico, oltre che contrario al buon senso“, sempre secondo la Suprema Corte.
Per effetto della constatazione della prescrizione del reato, intervenuta anteriormente alla sentenza di I grado”, quindi, cadono “tutte le questioni sostanziali concernenti gli interessi civili e il risarcimento dei danni“.

Inoltre per la Cassazione “la consumazione del reato di disastro non può considerarsi protratta oltre il momento in cui ebbero fine le immissioni delle polveri” d’amianto “prodotte dagli stabilimenti” gestiti da Stephan Schmidheiny e di conseguenza “non oltre il mese di giugno dell’anno 1986, in cui venne dichiarato il fallimento delle società del gruppo”.

Di seguito le prime considerazioni di bruno Pesce dell’Afeva:
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