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ALESSANDRIA – “Dopo quel tuffo dallo scoglio, il 14 luglio del 1980, mai avrei pensato di poter vivere cosi tanto. Invece…”. Un anniversario significativo quello che Paolo Berta ricorda proprio oggi, 40 anni dopo il tragico incidente mentre si trovava in vacanza, in Liguria, che da allora lo ha costretto a vivere su una carrozzina.

Nel suo libro “Un tuffo nella vita”, scritto con Edoardo Angelino, Berta ha raccontato tutta la sua vita ma oggi, ai microfoni di Radio Gold, si è voluto soffermare su cosa gli ha dato la forza di continuare a lottare.

“In un attimo avevo perso tutto, avrei potuto solo sopravvivere” ha raccontato “non è stato così”. In questi quattro decenni Paolo Berta è diventato punto di riferimento per le persone con disabilità, alessandrine e non solo. Nel 1990 ha fondato l’associazione Idea ed è diventato per la prima volta consigliere comunale, incarichi che ancora oggi ricopre.

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“A chi mi dice che non ce la ad andare avanti io dico sempre che servono tre cose: coraggio, pazienza e fantasia. Non senza difficoltà sono riuscito a “inventarmi” una nuova vita: oggi vivo per soddisfare i bisogni di chi è in difficoltà. Solo questo mi fa stare bene. Il fatto che si possa trovare la voglia di vivere aiutando gli altri me l’ha insegnato Rosanna Benzi, la donna vissuta per ben 29 anni in un polmone di acciaio all’Ospedale di Genova, senza potersi muovere e guardando le persone attraverso uno specchio. Ho avuto il privilegio di conoscerla“. 

Oggi ho imparato a mentire: quando incontro qualcuno e mi chiede “come va?” non dico più “male”, come facevo prima, una risposta che spesso faceva sì che la persona che avevo davanti si girasse dall’altra parte. Oggi dico sempre “tutto bene, grazie”. Ho capito che ormai è diventata una convenzione, l’unico modo di iniziare la conversazione”.

In un lungo flashback Berta ha raccontato le sue importanti conquiste: “Sono serviti anni di sofferenze e sacrifici, una lotta lunghissima che continua. Per chi, come me, deve affrontare la disabilità la più normale azione è frutto di tutto questo: a partire dall’uscire di casa. Dopo aver trascorso 13 mesi in ospedale, dopo l’incidente, sono infatti rimasto prigioniero nel mio appartamento per un anno e mezzo. L’ascensore del mio condominio non arrivava fino a terra ma solo al piano rialzato e per alzare la mia carrozzina ci volevano tante persone. Per sollecitare i lavori ho scritto al Presidente della Repubblica Sandro Pertini. Il nostro Capo dello Stato fu decisivo per sbloccare l’iter burocratico. Lo stesso successe nei primi anni 2000, quando scrissi a Ciampi per far installare la porta automatica di ingresso“. 

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Basterebbero questi due esempi per dimostrare la tenacia di Paolo Berta nel perseguire i suoi propositi: “Oggi mi sto interessando per poter garantire alle  persone con disabilità la possibilità di poter vivere in sette appartamenti del mio condominio, rimasti vuoti, grazie alla legge per la promozione della vita indipendente, una delle conquiste più importanti della nostra associazione Idea, promossa dall’ex ministro Livia Turco”.

“Negli anni abbiamo poi promosso il cosiddetto “badante” di condominio, una figura a supporto di famiglie formate da persone con disabilità. I primi, ad Alessandria, furono i miei amici Anna e Piero, che io stesso sposai. Alessandria, da questo punto di vista, è stata città apripista per tutta Italia: ancora oggi so che, ad esempio, a Milano e a Bologna ci sono ancora queste importanti figure. Per non parlare dei primi bus a chiamata, con la piattaforma mobile per sollevare la carrozzina: i primi in Italia arrivarono proprio ad Alessandria, grazie alla lungimiranza dell’allora direttore di Atm Adriano Boselli e del presidente Pagella, era il 1989. Fu un grande successo. Insieme a Oreste Corsi, che con me fondò Idea, riuscimmo a far introdurre le prime carrozze dei treni accessibili a tutti. Ricordo il progetto “Stazioni Aperte“, che vide lo scalo alessandrino precursore nell’eliminare le barriere architettoniche e installare le biglietterie ribassate fino agli ascensori in  ogni binario, arrivati ad Alessandria solo pochi anni fa”. 

Ancora oggi la motivazione che spinge il politico alessandrino è forte:C’è ancora tanto da fare. Basti pensare al tavolo per l’eliminazione delle barriere architettoniche che, ad Alessandria, finalmente ha preso piede. E poi l’inserimento scolastico degli studenti con disabilità cognitive, fiaccati anche dal recente lockdown: per questi ragazzi il contatto umano con insegnanti e compagni di classe è fondamentale. E, a proposito di docenti, noi come associazione Idea chiediamo insegnanti di sostegno specializzati, che sappiano fronteggiare con competenza le difficoltà specifiche che lo studente ha. Spesso, invece, manca la continuità didattica: gli insegnanti di sostegno cambiano di anno in anno, oppure vengono assegnati in quel ruolo docenti che non hanno la cattedra ordinaria e che, magari, vedono il loro lavoro come un ripiego. Penso poi all’esiguità dell’assegno di invalidità: appena 285 euro al mese. La Corte di Cassazione si è già pronunciata rispetto a un aumento fino a 516 euro ma solo per chi percepisce meno di 4100 euro all’anno. Il cosiddetto “accompagnamento” poi, sfiora appena i 500 euro. Io spendo oltre 30 mila euro all’anno per poter continuare la mia attività politica e di volontariato. E posso dire di essere fortunato ad avere tanti amici e conoscenti che mi sostengono”.