MONASTERO BORMIDA – E’ una storia oscura e volutamente oscurata ai posteri, quella di “Streghe”, scritto e diretto da Paolo La Farina e da lui interpretato con Monica Massone, in scena venerdì 7 agosto alle ore 21 nella Corte del Castello Medioevale di Monastero Bormida.

Lo spettacolo, presentato dall’Associazione Culturale Orizzonte – Casagrassi Serole in collaborazione con il  Comune di Monastero Bormida, è tratto dalla riscoperta di un antico carteggio nell’archivio vescovile di Savona da parte degli storici Adolfo Francia, Leonello Olivieri e Antonio Visconti e riguarda un processo di stregoneria avvenuto nel 1631/32 a Spigno Monferrato. E’ una storia singolare, costellata da attriti di potere e, per questo, rimasta celata per secoli. La conclusione, meno scontata del previsto, non fu con un autodafé pubblico, ma con la morte subdola e mai ricordata di ben quindici vittime, per una vicenda che fu ben presto rimossa dalla memoria collettiva.

Attinge quindi ad una verità storica solo recentemente riemersa “Streghe. Una storia di terrore, violenza e potere a Spigno”, che ha recentemente debuttato con successo proprio a Spigno Monferato ed è stato subito replicato, per consentire al tanto pubblico di partecipare a quella che gli spettatori hanno sentito come una loro storia remota. Quindici le vittime, ma la figura più indagata e descritta nel carteggio è Margherita Bracha, probabilmente la più irriverente e aggressiva. “Non è una libera rielaborazione, abbiamo cercato di essere più aderenti possibile ai fatti successi in queste zone, solitamente non associate ai processi di inquisizione, ma che in realtà ne sono pregne”, spiega Monica Massone “questa vicenda è anomala perché il Sant’Uffizio qui non premeva per le esecuzioni e stava fortemente temporeggiando, in quanto quelle vittime non rappresentavano fonte di destabilizzazione. Al contrario, il potere locale rappresentato dal Marchese del Carretto insisteva per la condanna a morte, poiché intendeva scaricare su quei capri espiatori problemi dovuti al mal governo, razzie, saccheggi, cattivissima gestione delle risorse economiche e, infine, la peste”. Da quanto desunto dallo studio dei documenti storici, la morte dei quindici incarcerati (13 donne e 2 uomini) fu dovuta in parte alla peste e, per i superstiti, ad un’esecuzione ad opera delle guardie, all’insaputa del Sant’Uffizio, esautorato della sua autorità in materia. Questo il motivo per cui la vicenda fu insabbiata sino ai giorni nostri.

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La protagonista di “Streghe” è Margherita, proprio perché storicamente sono rimaste molte tracce del suo calvario, ma la sua storia riassume anche quella delle altre vittime, contadine e contadini dalla vita misera, dai desideri spezzati e dalle pochissime aspettative. La controparte è l’inquisitore, interpretato da La Farina, che introduce anche la vicenda nelle vesti di un narratore/clochard, che racconta una favola onirica e nera, antica, ma stranamente simile al presente. La voce dell’accusa popolare e della delazione è affidata a  Marta e Michela Marenco, mentre il commento musicale dal vivo è eseguito dal  maestro Benedetto Spingardi. Il linguaggio scelto dall’autore da un lato crea un riverbero e rievoca il lessico dell’epoca, dall’altro è foriero di un messaggio, con un parallelismo tra passato e presente che non passa inosservato. Con questo linguaggio si difende Margherita/Monica Massone dalle accuse di stregoneria, mentre la sua gestualità riflette sempre sofferenza.“Ho dovuto informarmi su come era il corpo di una persona dell’epoca, che nasceva e moriva zappando la terra, mi sono anche un po’ documentata sulla gestione dei rapporti all’epoca, sull’igiene, sull’alimentazione ”, spiega a questo proposito la protagonista, “ho cercato insomma di capire che creatura fosse una contadina del ‘600 e come era la vera Margherita: una donna curiosa (dipinta come esperta nell’uso delle erbe), dotata anche di una certa intelligenza, dall’apparenza dura, perché forgiata così dalla vita. Una donna cresciuta tra tanti fratelli, data in sposa ad un vecchio, rimessa al lavoro già il giorno dopo il parto, abituata a difendersi e ad aggredire la vita. Il suo animo è a tratti puerile, ha nostalgie infantili e si rende conto di mancare di importanti esperienze vitali, mentre il suo comportamento è ferino, rispetto agli altri personaggi, frutto della vita isolata in una catapecchia ai margini del paese”. La sua storia emerge in un contesto ostile, fatto di accuse, delazioni e cattiverie, dove la ricerca di un colpevole diventa una necessità e rivela i peggiori istinti bestiali. Una storia remota, che apre uno spiraglio sulla natura umana e su dinamiche ricorrenti. “E’ stata una piccola Salem (il villaggio della famosa caccia alle streghe), perché anche qui è scoppiata un’isteria in cui tutti hanno accusato tutti, quindici accusati in un villaggio decimato dalla peste sono stati un’enormità”. E al narratore/clochard/La Farina il compito di aprire uno spiraglio sull’oggi e sugli eterni ritorni.

Per info e prenotazioni: [email protected] – 3489117837 – Quizzy Teatro: 348 40248

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