ASTI – E’ durato 10 giorni e termina oggi, domenica 6 settembre, la quarantaduesima edizione di AstiTeatro, lo storico festival teatrale che ha affermato, in questo travagliato anno più che mai, la sua vitalità e la sua eccellenza. Sono stati giorni intensi in cui si sono succeduti ben 23 spettacoli in programma, con 5 prime nazionali e 7 prime regionali. Prestigiosi gli spettacoli e i loro protagonisti, tra cui sei vincitori di Premi Ubu degli ultimi anni, a confermare la vocazione del festival astigiano per la nuova drammaturgia e anche il suo ruolo nella scoperta delle eccellenze.

Di tutto ciò si parlerà alle 18 al Diavolo Rosso in un incontro- aperitivo di chiusura con il direttore artistico Emiliano Bronzino e il dirigente del settore cultura e direttore organizzativo del festival Gianluigi Porro.

Cinzia Spanò

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Il palinsesto di oggi inizia alle 19 allo Spazio Kor con “Tutto quello che volevo – Storia di una sentenza” di e con Cinzia Spanò diretta da Roberto Recchia, una produzione Teatro dell’Elfo. Fece molto scalpore, qualche anno fa, la storia di due ragazzine di 14 e 15 anni, frequentanti uno dei licei migliori della capitale, che si prostituivano dopo la scuola in un appartamento di Viale Parioli. La storia inizia quando la strada della più piccola delle due ragazze – qui chiamata Laura – incrocia quella della Giudice Paola Di Nicola, chiamata a pronunciarsi su uno dei clienti della giovane, un professionista romano di circa 35 anni. Il suo sguardo e la sua esperienza ci guidano alla scoperta di un’altra realtà, molto diversa da quella che avevamo immaginato. Attraverso un’analisi precisa dei fatti e delle circostanze, e degli effetti del commesso reato sulla giovane, la nostra opinione sugli avvenimenti e i protagonisti si ribalta a poco a poco, costringendoci a vedere tutto l’orrore della vicenda in questione e a riconoscere il pregiudizio che alberga anche dentro di noi. All’epoca infatti, attraverso una narrazione facente leva prevalentemente sugli stereotipi, i media hanno fortemente inquinato la lettura collettiva della vicenda. Lo stigma è caduto soprattutto sulle giovani, che proprio in virtù del fatto di non essere percepite come vittime sono divenute vittime una seconda volta.

Alle 21 al Teatro Alfieri un testo vincitore del premio UBU 2019 come “miglior nuovo testo italiano”, del Premio Hystrio Twister 2019 – miglior spettacolo della stagione e che è valso al protagonista e autore Davide Enia il Premio Le Maschere del Teatro 2019 come miglior interprete di monologo: L’abisso. Lo spettacolo è tratto dal suo stesso romanzo “Appunti per un naufragio” ed è nato da un viaggio nella Lampedusa degli sbarchi, un coacervo di frammenti di storie dolorosissime eppure cariche di speranza. “Ho trascorso molto tempo sull’isola per provare a costruire un dialogo con i testimoni diretti: i pescatori e il personale della Guardia Costiera, i residenti e i medici, i volontari e i sommozzatori”, dice Enia, “Rispetto al materiale che avevo precedentemente studiato, in quello che stavo reperendo di persona c’era una netta differenza: durante i nostri incontri si parlava in dialetto. Si nominavano i sentimenti e le angosce, le speranze e i traumi secondo la lingua della culla, usandone suoni e simboli. In più, ero in grado di comprendere i silenzi tra le sillabe, il vuoto improvviso che frantumava la frase consegnando il senso a una oltranza indicibile. In questa assenza di parole, in fondo, ci sono cresciuto. Nel Sud, lo sguardo e il gesto sono narrativi e, in Sicilia, «‘a megghiu parola è chìdda ca ‘un si dice», la miglior parola è quella che non si pronuncia.Ne L’abisso si usano i linguaggi propri del teatro (il gesto, il canto, il cunto) per affrontare il mosaico di questo tempo presente. Quanto sta accadendo a Lampedusa non è soltanto il punto di incontro tra geografie e culture differenti. È per davvero un ponte tra periodi storici diversi, il mondo come l’abbiamo conosciuto fino a oggi e quello che potrà essere domani. Sta già cambiando tutto. E sta cambiando da più di un quarto di secolo.  Come raccontare il presente nel momento della crisi. Questa domanda nasconde continue insidie. In assoluto, il continuo rischio di spettacolarizzare la tragedia. Il lavoro è indirizzato, quindi, verso la ricerca di una asciuttezza continua, in cui parole, gesti, note, ritmi, cunto devono risultare essenziali, irrinunciabili, necessari alla costruzione del movimento interno”.

Prevendita biglietti presso la biglietteria del Teatro Alfieri, in via L. Grandi 16, aperta tutti i giorni dalle 10 alle 17, e nei giorni di spettacolo un’ora prima di ogni rappresentazione direttamente in location.
Per informazioni e prenotazioni 0141.399057 – 0141.399040.   Biglietti: 10 euro intero; 8 euro ridotto abbonati stagione Teatro Alfieri, over 65, possessori Kor Card e tessera Plus Biblioteca Astense; 5 euro ridotto operatori.  www.astiteatro.it www.comune.asti.it  www.facebook.com/AstiTeatro  twitter.com/astiteatro  instagram.com/astiteatro

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