auto divieto alessandria
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ALESSANDRIA – La ripresa piena delle attività e anche dell’anno scolastico ha riproposto, tali e quali, i vecchi problemi. Su tutti quelli del traffico, rilevati da Claudio Pasero, cittadino alessandrino da tempo sostenitore dell’importanza di una mobilità sostenibile. Lunedì 14 settembre 2020, con la partenza dell’anno scolastico, ha rilevato la prepotenza delle auto anche in prossimità di luoghi che dovrebbero essere protetti. Così non è stato ieri, ha raccontato, e probabilmente non lo sarà neanche nei prossimi anni perché “anche se si fa notare l’assurdità delle violazioni da parte degli automobilisti la tolleranza nei confronti di chi ignora le prescrizioni stradali è disarmante.”

Le recenti modifiche al Codice della Strada hanno introdotto la “strada scolastica”; come si legge nel testo approvato si tratta di una “zona urbana in prossimità della quale si trovano edifici adibiti ad uso scolastico, in cui è garantita una particolare protezione dei pedoni e dell’ambiente, delimitata lungo le vie di accesso dagli appositi segnali di inizio e di fine”. Sarebbe stato opportuno anche renderle obbligatorie, costringendo i recalcitranti sindaci spesso condizionati dalla lobby dell’automobile a renderle effettive. Non è stato fatto e così la scuola inizia congestionata e piena di traffico come e peggio di prima. Ma ad Alessandria si vive una situazione del tutto eccezionale: le “strade scolastiche” esistevano già, ma con una concezione esattamente opposta allo spirito della riforma; in questa originale cittadina la strada scolastica è di fatto una “zona urbana in prossimità della quale si trovano edifici adibiti ad uso scolastico, in cui è garantita una particolare  impunità agli automobilisti, autorizzati a parcheggiare anche in aree in cui è vietata persino la fermata”.

Sembra paradossale, ma è la realtà di questo mondo all’incontrario che è la nostra città, in cui si preferisce tutelare privilegi, anche se contro le regole, degli automobilisti piuttosto che i diritti sanciti dalla Costituzione – primo fra tutti quello alla salute e alla sicurezza – di tutti gli altri cittadini, con particolare riguardo ai più fragili.

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Ho segnalato più e più volte le infrazioni a chi di dovere; la risposta è stata che questi comportamenti sono “comprensibili” e quindi di fatto autorizzati, e  che non si tratta di privilegi per pochi, perché anch’io, se avessi voluto, avrei potuto parcheggiare sapendo di non essere sanzionato.

Ad affermazioni di questo tipo, date da Ufficiali Pubblici nell’esercizio delle proprie funzioni, cosa rispondere?
Claudio Pasero, Alessandria

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