Tampone coronavirus
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PIEMONTE – In Piemonte c’è stato un leggero aumento delle denunce di infortunio sul lavoro da Covid-19. Lo dice la relazione Inail che, dall’inizio della pandemia nel nostro Paese, sta analizzando regione per regione la situazione legata all’impatto del coronavirus nel mondo del lavoro. Rispetto alla data di rilevazione del 31 luglio le denunce di infortunio sul lavoro da Covid-19 sono infatti aumentate di 123 casi. Bisogna comunque sottolineare che di questi otto sono avvenuti ad agosto, mentre gli altri sono riconducibili a mesi precedenti ma rilevati solamente recentemente. Gli eventi mortali sono aumentati di tre casi.

Analizzando nel dettaglio le denunce di infortunio sul lavoro da Covid-19 da gennaio al 31 agosto 2020 in Piemonte sono state di 7.914 rispetto alle 52.209 dell’Italia. Di queste 26 hanno avuto purtroppo un esito mortale (303 nel resto dello Stivale). In provincia di Alessandria ci sono state 753 denunce da parte di lavoratrici e 261 da parte di lavoratori. È la provincia con il più alto tasso di denunce subito dietro a Torino (3074 e 1041). Nell’Alessandrino 9 sono stati gli esiti mortali dell’infortunio sul lavoro legato al Covid-19. Se si analizzano i dati legati all’età, la fascia più colpita è quella che va dai 50 ai 64 anni (496), seguita da quella 35-49 (354) e quella 18-34 (140). La più bassa è quella over 64 con 24 denunce pervenute all’Inail.

I lavoratori più colpiti sono quelli legati al comparto sanitario. Tra i tecnici della salute l’80,7% sono infermieri; tra le professioni qualificate nei servizi sanitari e sociali il 99,7% sono operatori socio sanitari; tra le professioni qualificate nei servizi personali ed assimilati l’83,7% sono operatori socioassistenziali; tra il personale non qualificato nei servizi di istruzione e sanitari il 71,9% sono ausiliari ospedalieri.

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Al contrario l’attività economica che ha risentito di più della pandemia da Covid-19 è quella legata alla gestione Industria e servizi che registra il 99,5% delle denunce, seguita dal conto dello Stato (0,4%) e dall’Agricoltura (0,1%). L’82,9% delle denunce codificate per settore di attività economica (Ateco) riguarda ospedali, case di cura e di riposo, istituti, cliniche e policlinici universitari, residenze per anziani e disabili del settore “Sanità e assistenza sociale” (64,7% delle denunce) e gli organismi preposti alla sanità, come le Asl, dell’Amministrazione pubblica (18,2%). Il settore Noleggio e servizi alle imprese registra il 6,0% delle denunce codificate: tra i più colpiti gli addetti alle pulizie (“personale non qualificato nei servizi di pulizia, ecc.”, 2,8% delle denunce) e i lavoratori interinali “prestati” a svariate attività e professionalità (comprese quelle di natura sanitaria e di pulizia). Nel settore dei Servizi di alloggio e ristorazione, presente con il 2,7% delle denunce, prevalgono le attività svolte nei supermercati e nelle farmacie, sostanzialmente addetti alle vendite.

I decessi, infine, vedono poco più del 30% dei casi legati al personale sanitario (medici, infermieri, operatori sanitari) mentre il settore di attività economica (Ateco) più colpito è la Sanità e assistenza sociale.

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