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SPINETTA MARENGO – Si è conclusa ieri, venerdì 23 ottobre 2020, la missione alessandrina della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati. In mattinata i tecnici hanno svolto un sopralluogo, che rientra nell’ambito dell’inchiesta sulla contaminazione dell’ambiente da Pfas su tutto il territorio nazionale, allo stabilimento Solvay di Spinetta Marengo.

La delegazione della Commissione, guidata dal presidente Stefano Vignaroli e composta anche dal senatore Massimo Vittorio Berutti (Gruppo Misto) e dai deputati Chiara Braga (PD) e Alberto Zolezzi (M5S), ha visionato gli impianti per il trattamento dei reflui industriali e delle acque di falda e tenuto un colloquio informale con i rappresentanti di Solvay sui temi della contaminazione da Pfas. Questi ultimi hanno spiegato che i due terzi della produzione dello stabilimento in termini di volumi dipendono da composti Pfas e rappresentano circa il 60% del fatturato. Durante il colloquio informale è stato inoltre affrontato il tema della bonifica dell’area dello stabilimento, caratterizzata da un significativo inquinamento storico come confermato dalla recente sentenza della Corte di Cassazione, in forza della quale Solvay Specialty Polymers Italy è obbligata al risarcimento dei danni in favore del Ministero dell’Ambiente.

La Commissione ha svolto anche una serie di audizioni presso la prefettura di Alessandria. Sono stati ascoltati il sindaco e i rappresentanti del Comune di Alessandria, il direttore generale di Arpa e il responsabile di Arpa Piemonte sud-est, i rappresentanti di Asl, i rappresentanti di Legambiente Piemonte e del comitato Stop Solvay e infine anche i rappresentanti della Provincia di Alessandria. I rappresentanti di Solvay, invece, saranno convocati a Roma per una seconda audizione formale, dopo la prima avvenuta lo scorso gennaio.

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I rappresentanti di Arpa Piemonte hanno riferito alla Commissione che l’impianto del Consorzio trattamento effluenti, dove vengono trattati i reflui provenienti dallo stabilimento Solvay, non è in grado di abbattere la concentrazione del Pfas di nuova generazione C6O4. Secondo quanto riferita nella falda sotto lo stabilimento sono presenti lo Pfoa (dismesso dal 2013), il C6O4 e i Pfas a catena lunga Adv, di cui sarebbe prevista la dismissione. È stato inoltre riferito che la barriera idraulica che dovrebbe fermare gli inquinanti in uscita è andata in crisi almeno due volte negli ultimi anni e non sempre c’è chiarezza sul suo funzionamento o eventuali anomalie. La presenza di Pfas è stata infatti riscontrata in alcuni pozzi superficiali degli acquedotti di Guazzora e Castelnuovo Scrivia (escluso il C6O4), oltre che in uno di
Montecastello (qui sono stati trovati Pfoa e C6O4). Secondo le informazioni fornite da Arpa nei primi due casi i Pfas rinvenuti nell’ambiente potrebbero essere arrivati da una fonte ancora non identificata (azienda o discarica), o essere il risultato di un lento deflusso della falda. Sulla situazione di Montecastello, invece, l’ipotesi riferita dai rappresentanti di Arpa è che i composti perfluoroalchilici arrivino dal Bormida, affluente del Tanaro (il pozzo si trova vicino al corso d’acqua) e recettore degli scarichi Solvay.

I rappresentanti della Asl di Alessandria hanno riferito in merito ai risultati degli studi epidemiologici su mortalità e morbidità dei cittadini di Spinetta Marengo. L’Azienda sanitaria locale ha riferito che gli studi hanno preso in esame i dati dal 1996 fino al 2016 e che non ci sono al momento altre istanze per proseguire. Attualmente infatti non è stato ancora sviluppato il progetto di uno studio di biomonitoraggio dei Pfas nella popolazione di Alessandria.

Il sindaco di Alessandria ha riferito a sua volta di voler andare avanti nelle indagini epidemiologiche con la Asl, dichiarando che prt la bonifica dell’area dello stabilimento Solvay, la cui conclusione è prevista per il 2029, è stata convocata una conferenza dei servizi
per il 28 ottobre 2020 per avviare la progettualità.

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I rappresentanti di Legambiente hanno invece sostenuto che da marzo a giugno 2020 alcuni valori di C6O4 nella falda sotto lo stabilimento sono aumentati. I rappresentanti del comitato stop Solvay hanno richiamato ancora una volta gli studi epidemiologici fatti, dichiarando che le malattie e i decessi risultano in aumento al dimininuire della distanza dal polo chimico. Durante l’audizione il Comitato ha evidenziato come a Spinetta Marengo sia tuttora presente nel ciclo produttivo il Pfas a catena lunga Adv7800, e sottolineato la necessità che i Pfas a catena corta siano regolati allo stesso modo di quelli a catena lunga, in base al principio di precauzione.

Infine i rappresentanti della Provincia di Alessandria hanno fornito informazioni in merito alla procedura di modifica dell’Aia di Solvay per l’aumento della produzione di C6O4, che secondo quanto dichiarato l’ente emetterà prossimamente. È stato inoltre spiegato che l’autorizzazione sarà comunque valida da quando l’azienda realizzerà le condizioni richieste dalla Provincia su presidi ambientali agli impianti per eliminare le perdite di C6O4 e su precauzioni per prevenirle. Il rilascio dell’autorizzazione è tuttavia indipendente per la Provincia dal corretto funzionamento della barriera idraulica, né si prevede di prescrivere all’azienda controlli della falda in via precauzionale. I rappresentanti della Provincia hanno inoltre sottolineato di voler introdurre nell’autorizzazione i limiti allo scarico per i Pfas contenuti nelle bozze circolate del disegno di legge del Collegato ambientale, con l’idea di far valere per un solo anno i limiti previsti dalle bozze del ddl per il periodo di transizione. Il C6O4 è registrato in base al regolamento Reach, ma gli enti non hanno ancora valutato il dossier contenente gli studi tossicologici. La Provincia ha comunque chiesto a Comune e Asl un tavolo tecnico per condividere le informazioni acquisite dagli enti sul polo chimico di Spinetta Marengo nell’ambito dei procedimenti per la bonifica e per le modifiche all’Aia.

Rimango perplesso davanti al fatto che tutta la partita dell’aumento della produzione di Pfas nell’unico stabilimento presente in Italia in questo campo sia in mano alla Provincia di Alessandria. Mancano biomonitoraggi e studi epidemiologici, valutazioni degli studi tossicologici e mancano i limiti nazionali allo scarico. Invito tutti i soggetti istituzionali a fare la loro parte, perché la vicenda di Spinetta Marengo, sia per quanto riguarda la produzione di Pfas, sia rispetto agli impatti ambientali e sulla salute, non è una questione locale ma nazionale. Per questo la Commissione ha voluto approfondire la situazione e continuerà nel suo lavoro di indagine“, dichiara il presidente della Commissione Ecomafie Stefano Vignaroli.