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CASALE MONFERRATO – Ormai da settimane sono costretti alla didattica a distanza. Ma soprattutto non sanno quando, se e come torneranno a scuola. È la generazione degli studenti che sta vivendo la pandemia generata dalla diffusione del Covid-19. In questi tempi, così inusuali quanto imprevedibili, il dirigente scolastico dell’Istituto Balbo di Casale Monferrato, Riccardo Calvo, ha scritto una lettera per raccontare questo momento. Lo ha fatto attraverso le sensazioni sue, dei suoi docenti ma soprattutto degli alunni.

In questi giorni, genitori, alunni del Consiglio d’Istituto e alcuni insegnanti mi hanno detto alcune cose molto semplici. Primo: la fatica della didattica a distanza è aumentata in forma esponenziale e pesa sempre di più il quotidiano senza mai un contatto e un momento di dialogo in presenza. I video e i messaggi sono sempre meno in grado di colmare questa esigenza! ‘Fateci tornare a scuola anche se per poco tempo!’ è il secondo messaggio fortissimo che mi giunge anche da ragazzi che prima non sembravano così amanti della pubblica istruzione! Ma qual è la replica che arriva dal mondo degli adulti ai nostri alunni? Zona rossa, zona arancione, zona gialla, ma in tutte e tre i casi le scuole superiori e soprattutto i licei sono chiusi e possono proseguire solo con la didattica a distanza!

Si parla di riapertura anche in Piemonte dei negozi e di un po’ tutte le attività economiche dopo il 3 dicembre e ne siamo contenti, ma ai ragazzi delle scuole viene detto di aver pazienza perché se ne riparlerà dopo il 7 gennaio o forse dopo l’11, neve, gelo o ritorno del coronavirus permettendo! Tanto per i giovani, sostengono personalità assai autorevoli, tutto ciò è indifferente! E’ giusto che anche loro diano un contributo alla tremenda lotta contro la pandemia! Personalmente contesto e rifiuto in modo categorico l’alternativa che viene configurata tra il tutto e il niente, ovverosia tra il ritorno pieno a scuola e la didattica a distanza “senza se e senza ma”. In attesa che si trovino soluzioni efficaci per il tracciamento da parte delle ASL, dei tamponi rapidi come in Alto Adige e di trasporti più efficienti, rivendico per i licei un trattamento che sia almeno dello stesso tipo di quello riservato alle scuole tecnico-professionali e alle agenzie formative regionali. Come si fa a spiegare ad un ragazzo normodotato che la formula di recarsi a scuola al 25% ogni quattro giorni è una decisione che spalancherà le porte al Covid?

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Come si fa a sostenere che un piccolo, ma fondamentale segno di attenzione nei confronti degli adolescenti italiani, oggi prigionieri tutto il giorno della propria stanza, è da irresponsabili? I pullman e i treni di questo territorio viaggiano da più di un mese quasi totalmente vuoti e le scuole sono tutte anche se malamente riscaldate. A cosa serve uno spreco di questo genere in tempi così difficili? Cerchiamo, se possibile, di riannodare il filo che ci lega a una realtà, quella del mondo giovanile, che non può non essere vista come una delle più sacrificate per la prevenzione della pandemia. I risultati dei tamponi fatti ai compagni di scuola in seguito alle segnalazioni di ragazzi positivi per contatti fuori dalla scuola sono risultati, da noi, nella totalità dei casi, sempre negativi! Diamo ai ragazzi, da subito, la possibilità di potersi incontrare, almeno per un giorno alla settimana, in forma fisica a scuola.

Dappertutto in Europa gli adulti sono stati in grado di fare molto di più e di meglio. I banchi monoposto arrivati da noi un po’ di tempo dopo l’inizio della scuola adesso sono desolatamente vuoti e attendono anche un piccolo momento di festa prenatalizia con gli opportuni distanziamenti. Chiedo ai politici di ogni parte di non guardare solo alle tematiche, pur importanti, dell’economia. Il grande Gianni Rodari, strenuo difensore dei bambini e della loro libertà espressiva, scriveva, tanti anni fa, in una delle sue celebri filastrocche: ‘Chi sta zitto non dice niente, chi sta fermo non cammina, chi va storto non va dritto e chi non parte, in verità, in nessun posto arriverà’.

Questo è il tempo di fare tutti i compiti che ci sono stati affidati! Ecco perché sento il dovere di chiudere questa breve nota con l’augurio forte e sincero da parte del mondo della scuola di un “Buon Natale” a medici, infermieri, personale delle case di riposo, addetti alle pulizie e a quelle donne e uomini che oggi lavorano con tanto rischio per garantire la nostra salute. Il cuore della scuola vi è grato e sente la necessità di dare un senso al vostro sacrificio e alla vostra generosità compiendo, ogni giorno, fino in fondo, il proprio dovere. Così che si avveri ciò che il poeta e pedagogista di cui celebriamo, purtroppo in sordina il centenario della nascita faceva dire profeticamente al piccolo zampognaro: “se ci diamo una mano, i miracoli si faranno e il giorno di Natale durerà tutto l’anno!”.

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