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NOVUI LIGURE – Circa 70 anziani contagiati. Ma anche 15 operatori socio sanitari, tre infermieri e il direttore. Questo il numero del focolaio Covid che si è sviluppato in maniera violenta all’interno della casa di riposo Don Beniamino di Novi Ligure. Una situazione che ha richiesto l’intervento della Asl per andare in aiuto di una struttura che si è trovata, come molte altre, a dover combattere contro il virus. A questo, però, si sono purtroppo aggiunte accuse che hanno fatto molto male a chi, sino a oggi, ha combattuto con le unghie e con i denti per dare dignità ai malati continuando nel suo lavoro assistenziale.

Parlo a nome di tutte le colleghe rimaste: siamo stanche di leggere cose orribili sulla nostra struttura. Ci accusano di avere fatto morire gli anziani. È una cosa che non possiamo accettare. Noi siamo persone oneste abbiamo svolto il nostro lavoro sempre senza mai tirarci indietro. Anche in questo brutto momento il lavoro è stato fatto come sempre forse di più“, spiega Giovanna che di mestiere fa la Oss. “Non abbiamo abbandonato nessuno neanche chi, purtroppo, non ce l’ha fatta“, aggiunge spiegandoci che tutti i pazienti sono sempre stati accuditi nel migliore dei modi. Anche restando al capezzale di chi stava esalando il suo ultimo respiro.

Capiamo la disperazione dei parenti per non averli più visti. Capiamo la rabbia che si prova in queste situazioni ma anche noi siamo state colpite. Anche noi abbiamo famiglie e affetti. Anche noi siamo persone. Tuttavia la nostra professionalità non è mai mancata anche in un momento così tragico“, prosegue Giovanna. Che poi sottolinea: “Mi rifiuto che certe persone pensino queste cose. Ci uniamo al dolore di tutti e tutte insieme continueremo la nostra strada perché tutto torni come prima. È costato caro anche a noi: 15 colleghi e 3 infermiere contagiate. Una nostra collega è in ospedale” e parrebbe in condizioni gravi. Uno sfogo che ha anche il sapore di richiesta d’aiuto.

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Intanto nella struttura sono state assunte nuove oss per sopperire all’assenza di chi si è ammalato e garantire la giusta continuità assistenziale. “Tutti noi stiamo facendo degli sforzi in un periodo difficile ed eccezionale come quello che stiamo vivendo. Anche chi non si è ammalato teme per la sua stessa incolumità. Questo però non ci impedisce di lavorare come abbiamo sempre fatto per il bene dei pazienti. Sentire certe accuse ci fa davvero male“, conclude Giovanna.