Terapie Covid, via libera all’idrossiclorochina. Icardi: “Arma in più contro il Covid”

PIEMONTE – “È un grande giorno per il riconoscimento delle cure al Covid-19. L’utilizzo dell’idrossiclorochina è stato sperimentato nella prima ondata pandemica in Piemonte con risultati molto incoraggianti, non riuscivamo a capire perché i nostri medici dovessero rinunciarvi, quando anche l’Organizzazione mondiale della Sanità aveva sciolto le riserve emerse sulla base di pubblicazioni rivelatesi del tutto inconsistenti“.

A dirlo è l’assessore alla Sanità del Piemonte Luigi Icardi. Che poi precisa, commentando la decisione del Consiglio di Stato di permettere l’uso del farmaco dopo il ricordo di un gruppo di medici: “Finalmente torniamo a disporre di un’arma che può essere utilmente impiegata nella lotta al Covid-19, soprattutto sul fronte del trattamento precoce della malattia, attraverso i protocolli di cura domiciliare, fondamentali per evitare il più possibile l’ospedalizzazione dei pazienti“.

In passato l’assessore regionale alla Santità si era fatto portavoce della battaglia per la reintroduzione del farmaco a scopo terapeutico contro il Covid-19. In particolare Icardi aveva portato ad esempio l’esperienza del Distretto Acqui-Ovada dell’Asl di Alessandria, che dal 18 marzo al 30 aprile aveva preso in carico e seguito a casa, precocemente, attraverso il protocollo “Covi a casa” della dottoressa Paola Varese che prevedeva l’utilizzo dell’idrossiclorochina, 340 pazienti, con una drastica riduzione dei ricoveri. Su 340 pazienti, infatti, si sono avuti 22 ricoveri e 9 decessi, numeri dolorosi, ma nettamente inferiori agli attesi in base ai dati epidemiologici.

La perdurante incertezza circa l’efficacia terapeutica dell’idrossiclorochina, ammessa dalla stessa Aifa a giustificazione dell’ulteriore valutazione in studi clinici randomizzati non è ragione sufficiente sul piano giuridico a giustificare l’irragionevole sospensione del suo utilizzo sul territorio nazionale da parte dei medici curanti“, si legge ora nella sentenza del Consiglio di Stato. “La scelta se utilizzare o meno il farmaco, in una situazione di dubbio e di contrasto nella comunità scientifica, sulla base di dati clinici non univoci, circa la sua efficacia nel solo stadio iniziale della malattia, deve essere dunque rimessa all’autonomia decisionale e alla responsabilità del singolo medico in scienza e coscienza“.