Immagine Addio all’oncologo Bruno Castagneto: lavorò a Casale e Novi
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GENOVA – È morto a Genova, colpito dal Covid che ha peggiorato le sue già precarie condizioni di salute a causa di un linfoma, l’oncologo Bruno Castagneto. Aveva 70 anni e per molto tempo aveva lavorato all’ospedale Santo Spirito di Casale Monferrato. Proprio nella città monferrina era stato uno dei primi a occuparsi di mesotelioma. Nel 2007 era diventato primario all’Oncologia di Novi Ligure, con un incarico per tutta l’Asl anche per l’oncologia geriatrica. A ricordarlo in una lunga lettera Massimo Iaretti:

Se n’è andato a 70 anni, in punta di piedi, Bruno Castagneto. Lo ha portato via il Covid-19, davvero un destino paradossale per un medico che ha combattuto per tutta la vita contro il cancro, in corsia e in studio. Era accaduto anche a Pier Giacomo Betta, già direttore della Struttura di Anatomia Patologica dell’Ospedale di Alessandria e presidente della sezione provinciale della Lega italiana per la lotta contro i tumori , portato via anch’egli da un un brutto male. Conoscevo il dottor Castagneto da vent’anni circa, quando una sera venne al Consiglio di circoscrizione del Valentino- Sant’Anna, presieduto da Vincenzo Lumello, dove avevamo costituito una Commissione Amianto, da cui sarebbe derivato il mio impegno negli anni successivi, sino al 2013-2014 in Lilt.

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Allora Bruno, orgogliosamente genovese di origine, ma a Casale dall’inizio degli anni Ottanta, era medico presso la Struttura operativa complessa di Oncologia del Santo Spirito diretta da Mario Botta. Con lui decidemmo di dare vita, sentito il dottor Betta, alla delegazione di Casale Monferrato della Lilt, Bruno referente medico-scientifico ed io coordinatore e consigliere provinciale dell’associazione. L’obiettivo era di sensibilizzare la ricerca, in particolare quella clinica, per contrastare il mesotelioma pleurico, per Casale vera e propria moderna peste. Il dottor Castagneto, infatti, è stato, come ha giustamente ricordato Mario Botta in queste ore che hanno seguito la sua prematura scomparsa, un punto di riferimento nel gruppo degli oncologi casalesi con numerosi protocolli di ricerca su farmaci diventati poi fondamento delle terapie. E tra Bruno e me è nata un’amicizia fatta di tantissimi colloqui, di lunghe telefonate soprattutto serali, per discutere le iniziative da mettere in atto per sensibilizzare all’interno ed all’esterno le persone sull’importanza dell’informazione, della prevenzione, della diagnosi precoce.

L’opera meritoria di Afeva, delle Organizzazioni Sindacali, con i processi di Torino contro Schmidheiny ha messo in luce a tutti che l’amianto è un killer silenzioso, ma ancora nei primi anni Duemila non era così, c’era chi negava (brutto e schifoso vizio in negazionismo nel nostro Paese). Accanto a noi in Lilt  c’erano tante persone che si sono impegnate: mi piace ricordare in questo doloroso momento soprattutto Patrizia Guaschino, Valeria Luparia, Vincenzo Lumello, Giancarlo Gatti, Federico Capello, gli ultimi due, purtroppo, anch’essi prematuramente scomparsi. Di Bruno posso ricordare tante, tantissime cose, tanti, tantissimi meriti del lungo periodo che ci ha visti collaborare sino a quando nel 2007 passò dall’ospedale di Casale Monferrato a quello di Novi Ligure, dove diventò responsabile della Struttura di Oncologia, ma su due voglio fissare la memoria.

Il primo è la creazione del Cermes, il Centro di ricerca medico-clinica sul mesotelioma pleurico all’ospedale Santo Spirito,   il secondo la stesura del protocollo che diede vita all’attuale Banca biologica sul mesotelioma presso l’Ospedale di Alessandria (grazie alla collaborazione con il dottor Betta) oggi diventata una importante realtà scientifica. Con Bruno se ne va non solo un grande Uomo, un grande Medico, ma anche un caro Amico, una persona che pur amando la sua Genova, la sua Liguria, aveva apprezzato in tanti anni Casale ed il Monferrato, terra cui ha dato tanto ma, purtroppo, non ha ricevuto altrettanto“.