Deposito nucleare rifiuti radioattivi: in provincia di Alessandria individuate 6 aree idonee
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ALESSANDRIA – La provincia di Alessandria presenta ben 6 zone idonee a ospitare il Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi.  Il Governo ha infatti pubblicato la Cnapi, sigla che definisce la Carta nazionale delle aree più idonee per individuare il sito. In tutta Italia, in base al documento reso disponibile in queste ore, dopo sei anni di attesa, sono 67 le aree che potrebbero accogliere i rifiuti, a bassa e media intensità, provenienti in particolare reagenti farmaceutici, mezzi radiodiagnostici degli ospedali e terapie nucleari, radiografie industriali, guanti e le tute dei tecnici ospedalieri, controlli micrometrici di spessore delle laminazioni siderurgiche, il torio luminescente dei vecchi quadranti degli orologi.

Per la provincia di Alessandria le aree sono la AL-8 che coinvolge Alessandria, Castelletto Monferrato e Quargnento; la AL-14, (Alessandria, Fubine e Quargnento); la AL-3 (Alessandria e Oviglio); la AL-2 (Alessandria, Bosco Marengo e Frugarolo); la AL-1 (Alessandria, Bosco Marengo e Novi Ligure). Tutte queste zone sono valutate “molto buone”, classificazione più alta mentre la Al-13 (Castelnuovo Bormida e Sezzadio) è giudicata “buona”. Nell’Alessandrino sono quindi molti gli spazi ritenuti decisamente validi per il Deposito di rifiuti radioattivi, che si aggiungono ad altre due aree in provincia di Torino, 5 a Viterbo.
aree deposito rifiuti radioattivi

Secondo quanto riportato nella Guida Tecnica n. 29, “per ‘aree potenzialmente idonee’ si intendono le aree, anche vaste, che presentano caratteristiche favorevoli alla individuazione di siti in grado di risultare idonei alla localizzazione del deposito attraverso successive indagini tecniche specifiche e sulla base degli esiti di analisi di sicurezza condotte tenendo conto delle caratteristiche progettuali della struttura del deposito”. 

La questione sul Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi è oggetto di discussione politica da anni che ora, ha spiegato il sottosegretario all’Ambiente, Roberto Morassut, il Governo ha deciso di risolvere. Come pubblicato dal Ministero dell’Ambiente «con il nulla osta del Ministero dello Sviluppo Economico e del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, la Sogin ha pubblicato sul sito www.depositonazionale.it la Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee (CNAPI), il progetto preliminare e tutti i documenti correlati alla realizzazione del Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi e del Parco Tecnologico, che permetterà di sistemare in via definitiva i rifiuti radioattivi italiani di bassa e media attività. Un lavoro coordinato congiuntamente dai due ministeri, atteso da molti anni, che testimonia la forte assunzione di responsabilità da parte del governo su un tema, quello della gestione dei rifiuti radioattivi, che comporta anche per il Paese una procedura di infrazione europea: attualmente i rifiuti radioattivi sono stoccati in una ventina di siti provvisori, che non sono idonei ai fini dello smaltimento definitivo».

«È un provvedimento da tempo atteso e sollecitato anche dalle associazioni ambientaliste, – ha spiegato Morassut – che consentirà di dare avvio ad un processo partecipativo pubblico e trasparente al termine del quale sarà definita la localizzazione dell’opera. Un impegno che questo Governo assume anche in ottemperanza agli indirizzi comunitari e nel rispetto della piena partecipazione delle comunità alle decisioni».

La stima dei costi per il deposito è di circa 1,5 miliardi. Prima della costruzione però la Cnapi sarà sottoposta per quattro mesi al parere dei cittadini, poi si terrà un seminario nazionale per esaminare il tema. Al seminario parteciperanno enti locali, associazioni di categoria, sindacati, università ed enti di ricerca. Dopo questi passaggi di partecipazione, la Sogin aggiornerà la Cnapi, che verrà nuovamente sottoposta ai pareri dei ministeri dello Sviluppo Economico, dell’Ambiente e delle Infrastrutture e trasporti e dell’ispettorato di controllo nucleare Isin. Ascoltati questi pareri, lo Sviluppo Economico convaliderà la versione definitiva della carta, ovvero la Cnai, la Carta Nazionale delle Aree Idonee.