“Dimenticati dallo Stato e messi in ginocchio dal Covid”. Storia dei giostrai alessandrini
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PROVINCIA DI ALESSANDRIA – Sergio Franchini e Davide Ferri sono giostrai da generazioni. Il primo è nato e cresciuto ad Alessandria, il secondo è originario di Casale Monferrato. La loro attività è quella di portare allegria nelle piazze italiane, durante le feste e le sagre, con i loro ‘carrozzoni’ che montano e smontano di volta in volta. Da quasi un anno, però, le loro giostre sono ferme a causa del Covid-19 e delle regole di contenimento della pandemia. “Abbiamo potuto lavorare solo a luglio e agosto, quando la situazione dei contagi ci ha permesso di ripartire, poi più niente“. Troppo poco per chi ha una famiglia e nessun altro tipo di sostentamento o ingresso economico.

Una categoria, quella dei giostrai, penalizzata anche nei “Ristori” che prevede un contributo attraverso il codice Ateco. “Peccato che non ne esista uno specifico per lo spettacolo viaggiante. Molti sono iscritti alla Camera del lavoro con codici differenti. Questo ha fatto sì che non tutti ricevessero l’aiuto da parte dello Stato o comunque poche briciole, insufficienti anche solo per sopravvivere“, spiegano Franchini e Ferri. Un duro colpo economico per i giostrai che, oltre alle spese ordinarie, hanno dovuto far fronte a tutte quelle spese straordinarie dettate dall’inattività.

Le giostre, anche se ferme, hanno continuamente bisogno di manutenzione. A questo si aggiunge che abbiamo dovuto continuare a pagare le assicurazioni sulle attrazioni che hanno oneri molto alti. Potevano essere sospese, vero, ma poi per riattivarle avremmo dovuto pagare tutto il periodo in cui le avevamo bloccate“, aggiungono. Ecco che in questa difficile situazione si sono iniziati a utilizzare i risparmi di una vita “semplicemente per fare la spesa o pagare una bolletta“. Ma dopo ormai quasi un anno di inattività “anche i pochi soldi che erano stati messi da parte stanno venendo meno. Siamo disperati“. Un grido di dolore in cui emergono “tutte le mancanze dello Stato. Noi giostrai come il mondo dello spettacolo si sente abbandonato“.

In questi lunghi mesi Sergio Franchini e Davide Ferri hanno cercato di reinventarsi e di trovare un altro lavoro “ma nella situazione economica in cui si trova l’intero Paese non abbiamo trovato nulla. Solo i nostri figli, per qualche settimana, sono stati assunti come stagionali a raccogliere basilico“. Pochi soldi ma che hanno dato una boccata d’ossigeno importante a queste famiglie che attualmente si trovano ad Alessandria e hanno deciso di mettersi “a disposizione di chi ha bisogno, per qualsiasi tipo di lavoro. Anche mettendo in campo i nostri camion e furgoni“.

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La speranza è comunque che si esca il prima possibile da questa difficile situazione anche se l’allentamento delle restrizioni e la possibilità di lavorare non permetterebbe comunque un ritorno alla normalità per questi giostrai. “Sono tante le spese che dobbiamo anticipare anche solo per rimetterci in moto. Plateatico, acqua, rifiuti, luce, benzina per i camion e i furgoni. Sono solo alcune delle spese che avremo l’indomani del ritorno alla normalità“. Franchini e Ferri ci tengono a sottolineare che “le amministrazioni comunali ci sono comunque sempre venute incontro nel limite delle loro possibilità. Ci hanno accolto senza farci pressioni. Sono state sempre molto umane“.

Va anche detto che a oggi i giostrai hanno perso il 90% degli incassi che di solito facevano in un anno. “Così non ci resta più niente. Il prossimo passo sarà vendere i mezzi ma questa cosa spero non si verifichi perché poi rimetterci in piedi sarebbe davvero complicato“. Tante le fiere, le feste e le sagre a cui sono stati costretti a rinunciare: “Solitamente andavamo nel piacentino e nel pavese, ma anche nel savonese oltre che nell’Alessandrino. Speriamo che il vaccino e l’arrivo dell’estate ci permettano di tornare a fare la nostra vita di sempre“.

Photo by Rusty Watson on Unsplash