Immagine Polemica e ironia sulla celebrazione della Banda Tom, Zaffiro: “Parole di Riboldi desolanti”
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CASALE MONFERRATO – È stata una celebrazione non priva di polemiche quella andata in scena sabato 23 gennaio a Casale Monferrato. Una cerimonia definita “né toccante, né rituale” bensì “desolante“, secondo Johnny Zaffiro della lista civica Casale Bene Comune. Il riferimento è al discorso di Federico Riboldi che, durante la commemorazione, non ha mai citato nazifascisti contro cui i partigiani stavano combattendo. “I ragazzi della Banda Tom combattevano contro un nemico che veniva dal Nord mentre sul fronte orientale si combatteva contro un nemico che veniva dall’Est“, si sente in un passaggio da parte del primo cittadino di Casale Monferrato.

Tom era a capo di una banda partigiana, il suo nome era Antonio Olearo, poi Medaglia d’oro al valor militare. Con altri ragazzi scelse la lotta partigiana per opporsi al regime fascista e dal 1943 fu attivo nel casalese e nell’astigiano. La banda Tom fu catturata a Casorzo, imprigionata, torturata e infine uccisa il 15 gennaio. “Questi ragazzi furono vittime del fascismo. Non di altri. La violenza loro perpetrata, una spietata violenza fisica, ha dei responsabili e noi ogni anno vogliamo immaginare cosa sentirono e quanto soffrirono quei ragazzi in quei giorni, e vogliamo così corroborare la nostra coscienza e il nostro impegno per il futuro. Contestualizzare quel sacrificio, avvenuto al termine di una dittatura ventennale e di una scellerata guerra, è riaffermare I valori della Resistenza e dell’Italia repubblicana e consolidare l’unione della comunità, che si nutre di memoria e di emozione“, dice ancora Zaffiro.

Da qui quindi “il profondo rammarico, misto in verità a una buona dose di rabbia, per aver partecipato a una commemorazione ridotta ad una generica ricorrenza in ricordo di ragazzi coraggiosi (almeno questo!) uccisi da generici nemici stranieri. Conosco le posizioni del nostro primo cittadino, al quale contesto l’aver archiviato un mastodontico capitolo di storia, e conosco naturalmente il disagio di essere minoranza in un periodo storico difficile, confuso, ingiusto, ma non perdo di vista la dignità delle mie idee e di quei sacrifici, che celebriamo in Italia il 25 aprile. Quelle idee e quei valori fondano la libertà di ognuno e di ognuna di noi, inclusa quella di sbeffeggiare la Resistenza. Quelle idee e quei valori vivranno forse fortune alterne, prede anch’essi dell’approssimazione storica e delle transitorie rivalse cui ora assistiamo; ma quelle idee e quei valori non moriranno, diversamente dagli uomini“.

Zaffiro si chiede “perché, in una giornata commemorativa come il 23 gennaio scorso, rinunciare a chiamare le cose col nome che hanno? Perché soffocare il sacrosanto diritto di raccontare una storia, quella della Banda Tom, dentro una grande storia, quella della Liberazione?“. Da qui la consapevolezza che “non sarà il pudore verbale a ‘pacificare gli animi’, né tantomeno a produrre rispetto e conoscenza in chi non li ha. Questo è il punto. Raccontiamoci pure che c’è il buono e il brutto dappertutto, ma continuiamo ad esprimere che in questa bilancia postuma, qualcuno ha sbagliato e altri si sono sacrificati per tutti. Qualcuno ha negato la libertà, altri l’hanno riconquistata. Qualcuno ha prosperato sul silenzio della maggioranza, altri hanno compreso che opporsi era necessario, anche se erano inizialmente minoranza. Oggi possiamo ringraziarli, oggi possiamo discuterne, oggi possiamo attualizzare quell’esperienza, ma solo chiamando le cose col nome che hanno e solo riconoscendo in quelle radici antifasciste la grande spinta propulsiva che continueranno ad avere“.


Il discorso discorso di Federico Riboldi ha suscitato sul web anche un video ironico. In particolare Mario Saldi, attore che da vent’anni fa parte del Collettivo Teatrale C.E.T., ha sottolineato con sarcasmo le parole del primo cittadino durante la commemorazione.