Gli incontri on line dello Spazio Kor. Ieri Dario De Luca e Milvia Marigliano

ASTI – Le sale sono chiuse, ma il teatro cerca nuovi sbocchi e c’è chi ne parla e sperimenta nuovi linguaggi con nuovi strumenti. L’intenzione non è certo sostituire l’irrinunciabile qui e ora dello spettacolo dal vivo, ma mettere a frutto professionalità e creatività anche in video, con modalità diverse. E’ il caso della stagione Public “Oltre” dello Spazio Kor, che settimanalmente propone incontri on line sulla piattaforma Zoom con protagonisti degli spettacoli in cartellone. Il prossimo appuntamento sarà triplo, nei giorni 26, 27 e 28 febbraio in tre turni orari (19.30, 20.20, 21.30) con “You can have sex in the kitchen – Architettura della disobbedienza”, una performance immersiva ed interattiva, che prende vita all’interno di un dispositivo scenico, concepito come metafora di una città. Per parteciparvi si può inviare una mail a [email protected] oppure un messaggio Whatsapp al numero 3887212317.

Ieri, sabato 13 febbraio, si è tenuto l’incontro “Navigando l’Acheronte: viaggio nella genesi de Lo psicopompo”, con Dario De Luca e Milvia Marigliano, entrambi interpreti (De Luca anche autore e regista) appunto dello spettacolo “Lo psicopompo”.

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La politica dello Spazio Kor non mira a fare spettacoli on line, ma a raccontare e dialogare di teatro. Ogni protagonista dell’incontro parla del suo spettacolo in base al suo stile, alle intenzioni che vuole trasmettere e al linguaggio da lui elaborato per l’occasione.

De Luca e Marigliano hanno scelto un video appositamente creato, in cui, a scene di dialoghi tratti dallo spettacolo, si alternano spiegazioni dello stesso De Luca sulla genesi e sulla struttura dell’opera, per poi rispondere in diretta sulla piattaforma web alle tante domande degli spettatori. Lo psicopompo è la figura, appartenente a innumerevoli mitologie, che traghetta le anime nell’oltretomba, come Charun per gli etruschi e poi il Caronte della tradizione latina, giunto a noi con Dante. Come il traghettatore, immagine immune da giudizio etico, così il protagonista Michele è un infermiere che accompagna chi sceglie la dolce morte. Si troverà di fronte sua madre (Milvia Marigliano), altrettanto stupita nel vedere in lui l’infermiere richiesto, e decisa, pur non essendo né malata né depressa, a porre fine alla sua vita. De Luca spiega di aver voluto indagare nella ragnatela complessa del rapporto madre-figlio, sempre complicato da un terzo elemento (in questo caso un fratello musicista, prima malato e poi scomparso) e di aver approfondito la riflessione in un contesto intimo, nel quale crollano le convinzioni sulla vita e sulla morte. Cita James Hillman (“Non spieghiamo il desiderio di morire liquidandolo”) e non offe chiavi etiche, ma un paesaggio di dolore e interrogativi sulla legittimità di morire non solo per porre fine a patologie cliniche, ma anche psicologiche. I dialoghi sono nudi, subito duri, poi più avvitati sul ragionamento (“in modo placido, come una nevicata” spiega l’autore), mentre la struttura dello spettacolo è intrecciata strettamente all’andamento di brani di musica classica, legata anche al terzo personaggio evocato nella trama. Ad un inizio fragoroso, segnato dall’introduzione di “Così parlò Zarathustra” di Strauss (notissima colonna sonora di 2001 Odissea nello spazio), segue “Music for Airports” di Brian Eno, calma e serena. E’ una serenità ansiogena, tuttavia, che De Luca definisce “suspense maligna” in attesa di un colpo di scena.

E’ un assaggio, quello offerto, e lo scopo di incutere il desiderio di condividere di persona tanta intensità e tanta bravura (Marigliano è, come sempre, splendida) riesce, tanto più che lo spettacolo è disponibile in due versioni. All’allestimento teatrale tradizionale, si affianca, nei teatri dove ciò è richiesto, quello in olofonia con cuffie (curato dal sound designer Hubert Westkemper), che consente un ascolto così intimo da condividere persino il respiro dei protagonisti, che, in questo caso, recitano dietro una vetrata, come se li si guardasse dall’esterno. Mancano i teatri, perciò incontri, assaggi, lampi di creatività, come quelli on line dello Spazio Kor, sono, oltre che una bellezza di cui non si vorrebbe mai fare a meno, anche una spia della necessità sempre più forte della ripresa dello spettacolo dal vivo.

La stagione Public è realizzata da Spazio Kor in collaborazione con Città di Asti, Fondazione Piemonte dal Vivo, Teatro degli Acerbi, Parole d’Artista, Mon Circo e Concentrica, e con il sostegno di Fondazione CRT, Regione Piemonte e Fondazione CrAsti, con maggiore sostenitore la Fondazione Compagnia di San Paolo nell’ambito del Progetto PATRIC.