Si parla di vino e tradizione a “La tavola d’antan”

ASTI – Sono tanti i modi per preservare la memoria e L’Archivio della Teatralità Popolare, sezione di lavoro della Casa degli alfieri fondata nel 2002 da Luciano Nattino, lo ha dimostrato, operando nel campo del teatro, della documentazione e della ricerca storica, oltre che del recupero di tradizioni legate al ciclo calendariale rurale. Lo scopo dei camminatori di domande di ARTEPO non èfornire risposte, ma continuare a interrogare, a interrogarci”, perché è recuperando le tradizioni e reinventandole che si può vivere il presente e immaginare un futuro.

In questo periodo di forzata chiusura delle manifestazioni dal vivo ARTEPO sta implementando la nuova sezione del progetto “Banco delle Memorie” dal titolo “La tavola d’antan – tramandare i saperi, tramandare i sapori”, realizzata con la Regione Piemonte per la valorizzazione del patrimonio culturale e immateriale piemontese. Questa sezione è dedicata al cibo, elemento cardine della cultura materiale di ogni popolazione.

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Sul sito internet di ARchivio TEatralità POpolare (www.archivioteatralita.it) e sul canale Yotube “Banco delle Memorie” (https://www.youtube.com/c/BANCODELLEMEMORIE), venerdì 26 febbraio verrà pubblicato il nuovo video documento “Dante Garrone. La tradizione va studiata, non idolatrata”.

Parlare di vino oggi significa occuparsi di un prodotto che viene consumato per il piacere delle sue qualità, ma fino a non molti anni fa, nelle campagne, era un vero e proprio alimento che contribuiva in modo non trascurabile all’apporto calorico quotidiano della persona. Ecco perché a buon diritto si può inserire questa testimonianza nella sezione “La Tavola d’antan”, che ha per obiettivo di portare l’attenzione su quanto i prodotti della terra siano preziosi e vadano rispettati. Dante Garrone è un produttore di vino, risiede a Grana (AT) ed insieme al fratello Marco e alla cognata Cinzia conduce l’azienda agricola “Garrone Evasio & figlio” fondata dal nonno paterno nel 1926. Una storia ormai centenaria, che ha visto espandersi e cambiare molto la connotazione dell’azienda, che oggi si estende su dodici ettari di terreno coltivato a vigneto tra i Comuni confinanti di Grana, Montemagno e Castagnole Monferrato. La coltivazione dei vitigni autoctoni (tra cui Barbera, Grignolino, Ruché, Cortese…) viene effettuata oggi applicando strategie che consentano il più basso impatto ambientale possibile, per preservare l’integrità del terreno e dell’ambiente collinare, sensibile ai dissesti idrogeologici. Ed ecco ritornare anche in questa intervista il focus sul legame tra tradizione ed innovazione, ove quest’ultima si connota, da un lato, come nuove modalità di lavoro per ottenere un prodotto di qualità sempre maggiore ma anche sempre più rispettoso della terra; dall’altro come studio di quelle modalità tradizionali di lavoro, che venivano applicate magari con minor consapevolezza scientifica e tecnologica, che possono essere ancora valide per ottenere i suddetti risultati. Il testimone, con eloquio elegante e grande simpatia, da cui traspare la sua passione, ci conduce nella cantina dell’azienda, che è anche una sorta di piccolo museo dell’enologia, a scoprire la sua professione, le storie famigliari, aneddoti curiosi che riguardano la produzione e la commercializzazione del vino, le tendenze odierne nel consumo di questo bene come specchio di una società profondamente mutata.

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Il video è stato realizzato dallo staff dell’ARchivio TEatralità POpolare della casa degli alfieri, con la regia video del videomaker Diego Diaz, ed è l’occasione, per il pubblico, di iscriversi al canale Yotube “Banco delle Memorie”, migliorato ed affinato in questo periodo.

Si è lavorato inoltre in questo periodo sul sito di ARTEPO sulle azioni di censimento e recupero di tradizioni legate al ciclo calendariale. Nella nuova sezione del sito “feste e ritualità” si documentano gli “Orsi carnevaleschi”: orsi ma anche Lupi e Uomini Selvatici del Carnevale in Piemonte, antiche figure mitiche protagoniste dei riti di rinascita primaverile.

Continua intanto il lavoro per l’edizione 2021 de “La Passiùn di Gesü Crist” con un pensiero più ampio, come annunciato lo scorso anno durante il lockdown: permane l’impossibilità di incontro dal vivo ma i cammini del periodo pasquale ed in primis questo, che da un ventennio costituisce ritualità e consuetudine per i “camminatori di domande” credenti e laici, assumono un’importanza centrale nel desiderio di ritrovarsi comunità attorno a temi spirituali e non solo.