Non una di meno lancia il countdown per lo sciopero transfemminista dell’8 marzo
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ALESSANDRIA – L’8 marzo 2021 anche ad Alessandria si terrà lo sciopero transfemminista: ovvero una protesta generale dalla produzione e dalla riproduzione, dal consumo, dai ruoli sociali imposti dai generi. A lanciare il countdown il 26 febbraio è stata Non una di meno.

Durante il 2020 hanno perso il lavoro 444mila persone, di cui il 70% sono donne. Solo nel mese di dicembre, su 101 mila persone costrette al licenziamento o i cui contratti non sono stati rinnovati, 99mila sono donne. Dati che vedono la loro origine in un sistema del lavoro femminilizzato che si contraddistingue per contratti precari e salari più bassi, e – poiché tali – più facilmente sacrificabili nell’economia familiare. Per le donne, che nel contesto pandemico hanno vissuto un’ulteriore perdita di autonomia economica, il termine del blocco dei licenziamenti, previsto a fine marzo, fa prospettare una situazione destinata a peggiorare“, spiega Non una di meno.

Il Covid-19 ha inoltre peggiorato la situazione lavorativa delle donne poiché sono in prevalenza proprio loro “ad occuparsi della cura di anziani e bambini. La centralità assunta, a causa della diffusione del Covi-19, dal lavoro riproduttivo ha gettato luce sulle condizioni lavorative negli ambiti cosiddetti essenziali e sul carico di lavoro nella dimensione domestica. Da un lato l’intensificazione di orari di lavoro e turni impossibili, dall’altro la totale presa in carico di giovani e bambini a causa della didattica a distanza“. Sempre la pandemia ha incrementato la violenza di genere con 11 femminicidi solo nel 2021. Lo sciopero sarà anche per protestare contro l’inquinamento dei territori e quindi a tutela della salute di tutti,

Le donne lottano da mesi nelle fabbriche, nelle scuole, nelle case. Lottano. Lottano in Italia, in Polonia, in Argentina, in Bulgaria, in Georgia, in Cile e nelle città degli Stati Uniti e della Francia dimostrando, ancora una volta, la necessità di una risposta transnazionale alla violenza strutturale. Le politiche economiche europee di gestione della crisi hanno definito le donne “essenziali” per poterne intensificare lo sfruttamento. Essenziali sono le nostre vite, essenziale è il nostro sciopero!“, spiegano ancora.

Non una di meno conclude spiegando che “alla prospettiva di un piano di ricostruzione patriarcale e confindustriale, vogliamo opporre un piano femminista di trasformazione sociale: un salario minimo europeo e reddito di autodeterminazione, socializzazione della cura, welfare universale e non familistico, un permesso di soggiorno europeo non condizionato al lavoro e alla famiglia, diritto alla salute e all’autodeterminazione, priorità della salute ecosistemica rispetto ai profitti. Occorre che il cambiamento coinvolga i luoghi di istruzione, così che questi stessi luoghi siano in grado di garantire alle studentesse e agli studenti tutela, sicurezza e spazio di dibattito e discussione“, da qui lo sciopero dell’8 marzo.