Incorporazione di Ubi in Sanpaolo: le preoccupazioni dei sindacati
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PROVINCIA DI ALESSANDRIA – La fusione per incorporazione di UBI nel Gruppo Intesa Sanpaolo con il contemporaneo adeguamento al modello organizzativo di ISP e la migrazione informatica delle strutture provenienti dall’ex Gruppo UBI preoccupa i sindacati. Le parti sociali in un lungo elenco hanno presentato i problemi dell’operazione che avrebbe invece dovuto razionalizzare i vari processi. Difficoltà tangibili anche nelle province di Alessandria e Asti. I rappresentanti sindacali aziendali delle due Province, nella persona di Orietta Santi per la Fabi, Marta Mancuso per la First/Cisl, Katiuscia Duò per la Fisac/Cgil, Andrea Sburlati per la Uilca e Paolo Mancarella per Unisin, hanno quindi manifestato preoccupazione per la “situazione di grave difficoltà delle filiali e per il profondo disagio del personale, richiedendo interventi concreti. Gli annunci trionfalistici che hanno definito un successo la migrazione informatica e la promessa di attenzione ai territori espressi da parte dei massimi esponenti della Banca appaiono oggi sia ai dipendenti che alla clientela l’espressione della mancata conoscenza di come stiano realmente le cose. Il livello di stress, frustrazione e senso di inadeguatezza da parte di tutto il personale non è più sostenibile, con inevitabili e preoccupanti ripercussioni sullo stato di salute di quelle stesse persone che fino a ieri svolgevano con professionalità e spirito di servizio il loro compito, mentre oggi non sono in grado di far fronte alle richieste di clienti comprensibilmente esasperati”.

Tra i maggiori rilievi avanzati dai sindacati l’insufficienza degli organici per poter rispondere all’afflusso costante della clientela e inoltre una formazione inadeguata al momento di trasformazione. Per questo è stato chiesto di “supportare con più organico le filiali maggiormente in difficoltà, anche con l’ausilio disteward all’ingresso. incrementare nel numero gli affiancatori e loro permanenza nelle filiali e negli uffici finchéil personale ex UBI avrà acquisito la necessaria autonomia; potenziare i servizi telefonici per l’assistenza alla clientela che ricorre ai canali telematici; sospendere ogni sollecitazione alla vendita per il raggiungimento di obiettivi commerciali; adottare adeguate misure di contrasto alla diffusione del contagio attraverso l’installazione delle barriere in plexiglas e il rispetto dei distanziamenti che nellaconfusione imperante (in cui anche il regime degli appuntamenti non è sempre rispettato) rischiano di venir meno“.