“Non chiamateli diamanti”. Per il presidente degli orafi le gemme sintetiche “non sono il futuro”

VALENZA – “Non chiamateli diamanti”. È perentorio il giudizio del presidente del gruppo orafo di Confindustria Alessandria, Francesco Barberis, sulle gemme fabbricate in laboratorio. Il marchio Pandora, tra i maggiori produttori di gioielli, ha deciso di far brillare le future collezioni utilizzando esclusivamente diamanti creati in laboratorio per ridurre l’impatto ambientale dei suoi gioielli e l’uso di materie prime associate a metodi di estrazione non etici.

La decisione dell’azienda danese è vista come “una svolta significativa” per il mercato delle gemme da laboratorio ma secondo il presidente del gruppo orafo di Confindustria Alessandria le pietre sintetiche “non impatteranno sul settore dell’alta gioielleria. Francesco Barberis non teme la concorrenza dei diamanti coltivati in laboratorio ma “insieme al resto del mondo orafo italiano e non solo” si batte per marcare la differenza tra pietra e pietra.

Per chi li produce, i diamanti sintetici hanno “le stesse caratteristiche fisiche delle pietre estratte”, ma per il presidente del gruppo orafo di Confindustria Alessandria sono “prodotti artificiali che “non hanno minimamente il fascino, l‘unicità e il valore” dei diamanti naturali.

Barberis è anche poco convinto della “sostenibilità delle gemme fabbricate in laboratorio “perché per produrle serve tantissima energia”, anche se nel caso di Pandora l’azienda ha dichiarato di utilizzare il 60% di energia rinnovabile in media e di puntare a salire al 100% l’anno prossimo.

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“Complesso”, per il presidente del gruppo orafo di Confindustria Alessandria, è poi il discorso “etico”. Per Francesco Barberis i protocolli internazionali, come il Kimberley Process, garantiscono la provenienza dei diamanti, impedendo che vengano vendute pietre da zone di guerra, i cosiddetti blood diamonds. “Nessuno ha la verità in tasca quando si parla di temi così importanti – ha precisato – I grandi estrattori di diamanti, che sono pochi nel mondo, stanno però investendo molto per migliorare le condizioni di vita delle popolazioni che vivono nelle aree di estrazione. Ci sono importanti progetti per realizzare scuole, ospedali. Se smettessimo di estrarre e utilizzare diamanti naturali andrebbe in crisi l’economia dei Paesi che vivono di questo”.

Dietro la scelta di puntare sui diamanti sintetici ci sono ovviamente anche ragioni economiche. Le pietre fatte in laboratorio costano circa un terzo di quelle estratte e avvicinano i gioielli più brillanti a una più vasta platea di consumatori. Con i diamanti sintetici un diamante “non sarà solo per sempre, ma anche per tuttisecondo l’azienda danese, che puntando sulle gemme da laboratorio è subito schizzata in Borsa. Di diverso avviso Francesco Barberis. Il futuro della gioielleria per il presidente del gruppo orafo di Confindustria Alessandria non è nelle pietre sintetiche,almeno non il futuro dell’alta gioielleria, quella fatta di bei gioielli che affascinano e rimangono nel tempo e che sono anche un investimento”.

(in copertina foto di Edgar Soto on Unsplash)