Coleoptera di Enea Roversi vince il Premio di Poesia “Città di Acqui Terme”

ACQUI TERME – È “Coleoptera” di Enea Roversi il vincitore della sezione F, libro edito, del XIII Concorso Internazionale di Poesia “Città di Acqui Terme”. Sono stati numerosi i poeti che hanno partecipato al concorso organizzato da Archicultura, sostenuto fin dalla sua nascita dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria e sponsorizzato anche dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Torino e dall‘Istituto Nazionale Tributaristi, con il patrocinio di Regione Piemonte, dalla Provincia di Alessandria, dal Comune di Acqui Terme e dall‘Ordine dei Giornalisti del Piemonte.

I volumi di poesia hanno mostrato “un buon livello complessivo” e alcuni hanno saputo catturare l’interesse della giuria presieduta dal poeta Maurizio Cucchi e composta da Cecilia Ghelli, docente di Lettere, già docente presso l’Università di Odessa e critico letterario, Giacomo Jori Professore dell’Università della Svizzera italiana e critico letterario e dal poeta e scrittore Tiziano Rossi.

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La giuria ha assegnato ben quattro menzioni di merito ad Abitare il transito (Arcipelago Itaca, 2021) di Carlo Giacobbi, Il re dei bugiardi (Stampa-2009, 2019) di Alessandro Pancotti, L’inganno della superficie (Stampa-2009, 2019) di Marco Pelliccioli e a La dimora insonne (Moretti&Vitali, 2020) di Daniela Pericone. La palma del vincitore è andata poi a Coleoptera di Enea Roversi. “Con ironia e disperazione – ha sottolineato la giuria – questo libro sceglie la specie dei coleotteri quale simbolo, fra entomologia e mito, di un’umanità prossima al disastro, all’estinzione. La meditazione morale, temi e accenti civili, si inarcano fra soldi (l’odore cattivo dei) e giudizio universale, dando al piccolo libro un respiro poematico. Le categorie del tempo storico, passato, presente (“indecifrabile”, come macchia di “latte” o “brina”, o come la “pozzanghera”, “trappola” e “specchio metafisico”) e futuro (“buco nero”, o “varechina”, o presagio di “nuove arche” di palingenesi), sono frantumate. Su tutto sembra dominare ciò che viene detto in etimologia, riflettendo sulla perdita di senso delle “parole” e del “pensiero”, divenuti insopportabilmente leggeri, privi di sangue. In questa apocalisse, giocata su toni semiseri, anche il ritmo del verso si incrina impercettibilmente. La fine si intravede nell’allungarsi dello spazio bianco all’interno di un verso, come si aprissero faglie, fratture, vuoto.”

Di seguito l’intervista audio al presidente della giuria, sezione F, Maurizio Cucchi.

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(in copertina foto di Alvaro Serrano su Unsplash).