Giornata contro la Violenza sulle donne, Me.Dea: “Nel 2021 arrivate già 189 richieste d’aiuto”
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ALESSANDRIA – “La violenza è l’ultimo rifugio degli incapaci“. A dirlo era lo scrittore russo Isaac Asimov. Una frase schietta, senza tante dietrologie la sua. Che va bene per tutti e deve essere monito di tutti. Perché nella violenza ci si rifugia solo chi non è in grado di affrontare la realtà dei fatti. Solo chi non sa cosa sia il rispetto nei confronti degli altri o chi non ha capito cosa significa amare sé stessi e il prossimo.

Ed è questa la frase che ci deve accompagnare in questo 25 novembre, data in cui si celebra la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Perché sono ancora tante, troppe, le mogli, le madri, le fidanzate che subiscono abusi, vessazioni e intimidazioni da parte di chi molto spesso gli dice di volergli bene. A confermarlo, ancora una volta, i dati dell’Aps Me.Dea.

LE DENUNCE DELLE DONNE MALTRATTATE

In provincia, lo scorso anno, si sono registrati 187 nuovi accessi ai Centri di Alessandria e Casale. La fascia d’età che usufruisce di questi servizi sono per lo più donne che vanno dai 35 ai 44 anni. In questo senso i Centri di Me.Dea continuano a confermarsi come il punto di riferimento di un target di donne che, dopo anni di violenze, riesce ad uscire dal silenzio e a denunciare i loro aguzzini. Va inoltre detto che il 72,7% delle donne che decidono di rompere il muro di silenzio è di nazionalità italiana.

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A discapito di uno dei pregiudizi più diffusi, il titolo di studio e la scolarità di queste donne sono di un buon livello e il 60% di loro ha un’occupazione stabile, precaria o è pensionata“, sottolineano da Me.Dea. Le informazioni relative al tipo di occupazione che si raccolgono durante i colloqui sono utili per delineare la condizione contingente della donna e la necessità di trovare un’autonomia economica. Tra le coloro che si sono rivolte al Centro il 78,5% ha figli. Il 51% delle donne che ha subito maltrattamenti è sposata o convive con il proprio aguzzino. A novembre 2021 sono invece già 189 le richieste di aiuto giunte a Me.Dea, contro le 165 dello stesso periodo del 2020.

La violenza si conferma un elemento interno alla coppia. Le vittime di violenza, dunque, conoscono perfettamente il loro persecutore, vivono a stretto contatto con il maltrattante, esponendosi quotidianamente al rischio di nuove violenze. Nel 60,2% dei casi troviamo la violenza fisica accompagnata da altre forme, quali l’isolamento dagli affetti e dalle relazioni esterne, minacce nei confronti dei familiari, ricatti fino alla minaccia di morte. Quasi il 36% delle donne è stata oggetto di vessazioni psicologiche accompagnate da altre forme”, spiega Carlotta Sartorio, responsabile Centro Studi Me.Dea.

I DATI DELLE CASE RIFUGIO

Me.Dea gestisce due alloggi protetti, in cui vengono ospitate donne con figli minori che necessitano di allontanarsi dalla propria casa per ragioni di sicurezza. A questi si aggiungono anche quattro appartamenti di semi-autonomia, per l’accoglienza di donne che necessitano di un supporto pratico e abitativo per affrancarsi dalla violenza.

Nel corso del 2020 le richieste di ospitalità in luogo protetto sono aumentate, con il raggiungimento della capienza massima assicurata dalle strutture delle Case Rifugio, vale a dire 22 posti letto. Sono state ospitate complessivamente 9 donne con 11 figli (sia maschi che femmine). Per l’88,9% si è trattato di donne straniere, con un’età, per il 55,5% dei casi, tra i 35 e 44 anni. Le richieste di inserimento sono giunte nell’80% dei casi da fuori regione.

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