Familiarità e immaginifico. Recensione di Baudolino al Teatro San Francesco

ALESSANDRIA – Sa di radici antiche, di alessandrinità e di lingua della Fraschetta “Baudolino” di e con David Turri diretto da Gianluca Ghnò, ma soprattutto convince per il suo taglio moderno arguto e palpitante.  Il monologo ha debuttato ieri, 3 dicembre, al Teatro San Francesco, ultimo appuntamento del recupero della stagione Revival Celebrazioni organizzata e diretta dalla Compagnia Stregatti, in attesa della nuova stagione che inizierà in gennaio e sarà presentata a breve.

Baudolino è il figlio del mitico Gagliaudo (quello dell’inganno della vacca durante l’assedio di Alessandria), ma anche dell’imperatore Federico Barbarossa, che lo adotta dopo averlo incontrato nella nebbia della piana alessandrina. David Turri attraversa la platea, ammicca al fatto di essere già membro di una famiglia moderna con due padri, si esprime con una lingua che unisce il dialetto della Fraschetta all’italiano, a tracce di latino e di tedesco. Interpreta con disinvoltura la furfanteria e l’astuzia del suo protagonista, giovane di singolari capacità, ma anche uomo del suo tempo, imbevuto di tradizione popolare, superstizione e traboccante immaginazione magica. Il mondo di Baudolino appare familiare, nutrito di locuzioni e modi di dire che stigmatizzano una mentalità locale ben riconoscibile, ma è anche magico, contestualizzato in un Medio Evo padano dalle nebbie gremite di animali fantastici e di santi parlanti. La stessa familiarità e la stessa magia si ritrovavano nelle veglie nelle stalle, durante le quali si narravano racconti di masche e di prodigi, si cantava e ci si scaldava nelle serate invernali. Turri dà voce alla tradizione e all’immaginifico, ricongiungendosi alle abitudini contadine e ai canti popolari. Sono proprio i canti, bellissimi e frutto di un’accurata ricerca, a fondere elementi storici, locali e magici in un’atmosfera fascinosa di favola in cui specchiarsi.

Baudolino/Turri, uomo che possiede “il dono delle lingue come gli apostoli e delle visioni come le maddalene” offre più spunti di lettura, diverte, incanta come un menestrello con la sua chitarra, interagisce con il pubblico, corre e salta sul palco ricreando eserciti e battaglie. Il risultato è un affresco godibile e divertente, sempre in stretto dialogo con gli spettatori, che si sentono interrogare e sono portati a rispondere sul significato di alcune parole dialettali, facendo uscire dalla memoria quel vernacolo che rappresenta la parte più intima e familiare di ognuno. Da vedere per la coerenza della scrittura, per la splendida parte musicale e per un’interpretazione capace di strappare la risata, mantenere il giusto ritmo e catturare l’attenzione di un pubblico che ha risposto con tantissimi applausi a scena aperta.

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