Da Sbela a Michetta a Cassinelle un progetto per recuperare i soprannomi dialettali dei suoi antichi abitanti

CASSINELLE – È una ricerca nei meandri della memoria popolare quella che Mariano Peruzzo ha deciso di intraprendere in questo inizio 2022. Appassionato di storia e amante delle tradizioni popolari della sua Cassinelle, si definisce infatti “nipote di quei cassinellesi che comunicavano verbalmente utilizzando per la maggior parte il dialetto locale“, quest’uomo curioso e sensibile anche alle antiche tradizione del luogo in cui affondano le sue radici ha iniziato così la sua scrupolosa ricerca. Il tutto parte proprio da lì, da Cassinelle e dai cassinellesi chiamati a uno sforzo di memoria per recuperare gli antichi soprannomi di abitanti più o meno illustri che, nel loro piccolo, hanno scritto pagine importanti della comunità ai confini con la Liguria.

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Da alcuni giorni il pannello che spera di recuperare gli antichi soprannomi di alcuni personaggi di Cassinelle è stato posizionato al Bar del Sole. “Chiunque si sentisse ispirato vada a prendere un caffè e dia il suo contributo di memoria“, ha spiegato Peruzzo in un post sui social network. “Nonostante la storia per definizione continua ad accumulare su sé stessa eventi ed attori, ho la consapevolezza che la memoria dei singoli, anche dei più dotati, è labile ed ha la fisiologica tendenza ad annebbiarsi con il passare degli anni e quindi delle generazioni“, racconta questo ricercatore delle tradizioni. Una ricerca che si basa sulla memoria ma anche su quel dialetto che affonda le sue radici nel Piemontese con influenze e inflessioni tipiche di quella terra di confine che è Cassinelle. “Le diversificazioni sono percepibili anche passando nella nostra frazione di Bandita di Cassinelle (5,8 km da piazza a piazza), dove mi sembra di ricordare per esempio che per l’avverbio di luogo qui/qua a Cassinelle si usa sci que, a Bandita si usa sci qui…(quel li l’è dra Bandia…Arturo e Stefano in Cile)“, aggiunge. Ma sarebbero tanti altri gli esempi da portare all’attenzione dei cultori del dialetto.

Tuttavia l’importanza di questa ricerca sta, più che nella riscoperta di una lingua sempre meno utilizzata, proprio nel recupero dei nomi. “Nel corso di questa personale ricerca ci si rende presto conto che chi affibbiava questi nomignoli utilizzando il dialetto, che si esprime in maniera diretta, direttissima, era sicuramente efficace alla necessità di riconoscere immediatamente la persona in oggetto, ma spesso spietato, non politically correct se non sgarbato o malevolo. Ovvero non si aveva cura a censurare eventuali difetti (mancein=mancino), caratteristiche o mancanze fisiche, sia supposte come senza zirvé=senza cervello, o non contestabili sin broz=senza braccio, anzi molto più spesso le si enfatizzava“, spiega ancora Mariano Peruzzo. Che poi precisa: “Sia ben chiaro che l’obiettivo di questa ricerca non è quella di mancare di rispetto a nessuno, soprattutto a chi, per malasorte, ha visto accollarsi, a se o ad un proprio famigliare, un soprannome sgraziato, totalmente ineducato e a volte offensivo o diffamante. Esiste solo la curiosità di cercare di fare una mappa del come e del perché nascessero i soprannomi e magari recuperare una breve memoria dei soggetti originali“.

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Proprio da questo nasce l’idea di far partecipare le stesse persone che hanno ispirato questa ricerca: i cassinellesi. “Ho così creato con l’amico Paolo Ratto un primo pannello, inizialmente con 72 caselle e l’ho portato al Bar del Sole di Cassinelle, affidandolo alle cure di Alessandro, Marisa e Fiorino i proprietari. Da lì in poi c’è stata una pioggia torrenziale di input e nuovi nomi. Vediamo dove arriveremo“.