Ad Acqui un progetto per evitare l’esondazione in città del Bormida e salvare gli archi romani

ACQUI TERME – Acqui Terme è nota soprattutto per due cose: i suoi storici impianti termali e quegli archi romani dell’antico acquedotto che ne caratterizzano la skyline. Proprio questi ultimi sono però in pericolo a causa delle costanti esondazioni del fiume Bormida. “L’impatto che genera il fiume sul nostro abitato dal punto di vista idraulico è importante. In questi anni abbiamo lavorato con organismi della Regione Piemonte a causa degli eventi alluvionali che la nostra città ha vissuto anche in tempi molto recenti“, spiegano dal Comune di Acqui Terme.

Proprio l’amministrazione, dopo l’alluvione del 2016 che aveva danneggiato profondamente l’area degli archi romani ha fatto partire un “iter per mettere in sicurezza l’area cittadina attraversata dal fiume. È così affiorata l’esigenza di analizzare a fondo come rendere maggiormente sicure le sponde del fiume“. Ma anche la zona archeologica degli archi romanisimbolo della città profondamente compromessa dalle costanti piene ed esondazioni“. Lo sguardo va anche “a tutte quelle situazioni di pericolo che il fiume va a creare in tutto il territorio comunale“.

Ecco che il Comune ha commissionato uno studio idraulico “per ragionare sull’area del Fiume Bormida nell’acquese. Uno studio che è stato primo fondamentale elemento per ragionare sui finanziamenti che devono essere messi in campo per la sicurezza della città”. Questo studio è stato commissionato alla Edes Ing. Associati.

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Dopo che abbiamo “ricevuto l’incarico dello studio di fattibilità abbiamo attuato un focus che partiva dal precedente studio dell’Università di Torino nell’area degli archi romani. La nostra è stata tuttavia una visione d’insieme più vasta per proteggere l’intera popolazione oltre all’area archeologica“, spiega l’ingegnere Visconti di Edes chiamato a spiegare alla popolazione il progetto.

Gli interventi pensati sono quelli legati al sistema arginale di sinistra a monte del fiume Bormida: “Questo intervento è giusto che si faccia a monte per evitare che detriti vengano spinti dalla piena a valle. A questo si devono associare interventi sul deposito sedimenti nell’alveo e la riprofilatura degli argini“. Anche a valle, dove si trovano due importanti nodi, bisogna proseguire “il sistema arginale per evitare esondazioni in aree insediate“. Per il parco archeologico il discorso è più complesso: “L’idea è quello di creare una griglia-guado per contenere i sedimenti e detriti più grossi a monte con una riprofilatura delle sponde del corso d’acqua. Ma anche realizzare una cortina di protezione attorno agli archi con piante specifiche che fungano da barriera da alternare, in un primo periodo, con pali in acciaio da togliere poi quando le piante saranno cresciute e abbastanza robuste da resistere alla furia dell’acqua“. Gli interventi complessivi avranno un valore per oltre 4 milioni di euro.