Il grosso della popolazione dei lupi è tra Piemonte, Liguria e VdA: “Nell’Alessandrino ci sono 14 branchi”

ALESSANDRIA – Sino a dove si è spinto il lupo in Italia? In sintesi è questa la domanda a cui ha provato a rispondere il Centro referenza grandi carnivori del Piemonte, insieme all’Università di Torino. Lo ha fatto con il nuovo monitoraggio nell’ambito del progetto Life WolfAlps EU, coordinato dalle Aree Protette Alpi Marittime e in stretta sinergia con ISPRA, responsabile del coordinamento su scala nazionale.

È così emerso che i lupi sono presenti nel 37% delle regioni alpine italiane per un totale in tutta la Penisola di oltre 3.300 esemplari. Una concentrazione importante si trova nel Nord-Ovest, tra Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, dove “sin dalla fine degli Anni ’80 si è seguito un programma di tracciamento del lupo“, spiega la dottoressa Francesca Marucco di Life WolfAlps EU. A oggi sono 102 i branchi e 22 le coppie presenti in natura, per un totale di 124 unità riproduttive. La maggior parte, circa 91 branchi/coppie, si concentrano proprio nella zona piemontese dell’arco alpino. Si è notato, rispetto al monitoraggio del 2017/2018, quindi un aumento di 40 unità riproduttive rispetto alle 51 di nemmeno quattro anni fa.

Si tratta di una grossa popolazione che ormai vive in un territorio ben definito. Possiamo dire che le zone di montagna ormai sono sature ed è per questo che il lupo si sta lentamente spostando in pianura“, sottolinea Marucco. Ecco perché ad Alessandria “un branco di nuova formazione si è spinto tra Stura e Orba nella zona dell’ovadese“. Ma nessun timore, “perché questi animali temono l’uomo. Quando lo vedono tendono a osservarlo da lontano e a fuggire il prima possibile“. Un fenomeno nuovo che è stato oggetto di due tesi: “La prima sul cambiamento dell’habitat e che mostra come questo branco segua il corso del fiume per rimanere in una zona incontaminata dalla presenza umana, la seconda su che cosa mangiano i lupi in pianura. La loro alimentazione non varia più di tanto da quella dei loro simili di montagna. Per il 90% la loro dieta, infatti, si basa su caprioli, cinghiali e nutrie“.

In questo senso il lupo risulta fondamentale anche per tenere sotto controllo l’aumento costante della fauna erbivora del nostro territorio: “Senza predatori naturali gli erbivori tendono a proliferare. L’introduzione di un predatore naturale serve proprio a bloccare l’espandersi senza controllo proprio di caprioli e cinghiali“. Attualmente in provincia di Alessandria, oltre al gruppo che si è stanziato in pianura, conta la presenza di altri 13 branchi.

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