Ad Alessandria un sostegno psicologico per le famiglie che si trovano davanti alla scelta della donazione di organi
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ALESSANDRIA – Rende omaggio al piccolo Nicholas Green, e alla generosa scelta dei suoi genitori, il progetto sperimentale di sostegno psicologico alle famiglie dei donatori di organi e anche ai famigliari che non hanno dato il consenso al prelievo. La sezione provinciale dell’Aido, Associazione Italiana per la donazione di organi, tessuti e cellule, in collaborazione con l’Azienda Ospedaliera di Alessandria, da settembre porterà nell’Alessandrino il servizio attualmente offerto presso la Città della Salute di Torino dal CRP, il Coordinamento Regionale alle Donazioni e dei Prelievi di organi e tessuti, garantendo un supporto anche ai famigliari che non hanno dato il consenso al prelievo degli organi di pazienti idonei.

Capita spesso, ha spiegato Nadia Biancato, presidente provinciale Aido, che siano le famiglie a dover scegliere in merito alla donazione di organi. In vita, infatti, molte persone non manifestano in maniera esplicita la propria volontà e “nel 50% dei casi” sono genitori, mariti, mogli e figli a decidere. L’Ospedale di Alessandria è uno dei principali centri piemontesi per numero di donazioni di organi. Le donazioni sono circa una ventina in un anno, ha spiegato Valeria Bonato, responsabile della Rianimazione dell’Azienda Ospedaliera di Alessandria. I soggetti idonei, e quindi le possibili donazioni, potrebbero però essere circa il doppio.

Il consenso spesso non viene dato e le ragioni sono diverse. Nella nostra provincia, ha spiegato Nadia Biancato, si registra ad esempio la più alta percentuale a livello piemontese di opposizioni alla donazione alle Anagrafi. Nei 119 Comuni dell’Alessandrino dove è possibile esprimere la propria volontà il 36,6% ha detto “no”, contro una media regionale del 31,1%. La percentuale, tra l’altro, si alza al 40% considerando solo il Comune di Alessandria.

Quando la volontà non è espressa e la morte avviene in maniera improvvisa, l’elaborazione del lutto diventa forse ancora più difficile. La responsabilità di decidere sulla donazione degli organi di un famigliare si lega spesso a sentimenti contrastanti, che si scelga per il “sì” o per il “no”. “A chi sceglie di donare – ha evidenziato la presidente provinciale Aido – si deve infinita riconoscenza perché la loro decisione può salvare salvare da 1 a 7 vite. Ma a loro cosa resta, insieme al dolore? In alcuni casi la consapevolezza di aver fatto la scelta giusta, ma questa da sola non basta. Ci sono poi tutti quei famigliari che pur avendo l’opportunità di fare un gesto pieno di amore, solidaristico e altruistico, alla richiesta di consenso al prelievo d’organi di un loro caro, dicono no. Come vivranno questa scelta una volta superato lo shock di una morte improvvisa o prematura? Queste persone meritano di non essere giudicate ma sostenute, accompagnate, perché la vita continua e un no detto in un momento drammatico può far scaturire gesti bellissimi di altruismo, testimonianze perché altri possano fare scelte diverse, scelte di vita”.

Chiedere aiuto dopo la scelta a volte non è facile, soprattutto se, per riceverlo, si deve affrontare un viaggio di svariati chilometri. Per questo l’Aido ha creato “La Stanza di Nicholas”. Il progetto è frutto di “un lavoro di squadra” ha sottolineato Nadia Biancato. I volontari dell’Aido provinciale, opportunamente formati dai professionisti del CRP, offriranno “una spalla” a cui appoggiarsi a tutti i famigliari che si sono trovati a dover scegliere:Sia che abbiano deciso per il “sì” che per il “no””.

Il progetto si svilupperà nel pieno rispetto della legge sul prelievo di organi e tessuti. I volontari Aido non avranno contatti con i famigliari. Saranno quindi i professionisti dell’Azienda Ospedaliera di Alessandria a informare le famiglie del progetto di sostegno psicologico e fornire tutto il materiale informativo. I famigliari potranno quindi decidere se entrare nella “Stanza di Nicholas”. Uno spazio che porta il nome del bambino californiano di 7 anni assassinato nel 1994 sull’autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria e che grazie alla generosa scelta dei suoi genitori, Reginald e Margaret, ha donato una seconda vita a 7 persone in attesa di trapianto e contribuito a sensibilizzare l’opinione pubblica italiana e a far aumentare gli episodi di donazione in tutto il Paese.

La “Stanza di Nicholas”, ha sottolineato Nadia Biancato, sarà un luogo riservato e mantenuto anonimo nel rispetto della privacy: “Le stanze di Nicholas saranno in spazi normalmente dedicati alla tranquillità o allo svago perché quello che vogliamo trasmettere è serenità”. I volontari Aido saranno a disposizione per una prima accoglienza, per un incontro informale volto all’ascolto e al “conforto consapevole” qualunque sia stata la scelta. Ascoltate le famiglie, i volontari potranno quindi consigliare un colloquio con una equipe di psicologi, che al momento conta già la disponibilità delle dottoresse Elena Paiuzzi e Sara Poggio. Il percorso di supporto psicologico potrà durare per un periodo di 6 mesi e, al termine, le persone potranno decidere se proseguire il percorso insieme all’associazione “Stare Bene Insieme”, gruppo di mutuo aiuto che opera sul territorio provinciale con ampia esperienza nella condivisione dell’elaborazione del lutto.

Nella prima fase il progetto coinvolgerà le famiglie segnalate dall’Azienda Ospedaliera di Alessandria ma l’obiettivo è di estenderlo anche all’Asl Al e poi al resto dei territori piemontesi, a partire dall’Astigiano.