Storia del biliardino tra burocrazia e un’Italia che lo dimentica. “Ma all’estero lo rivalutano”

ALESSANDRIA – Fino a non molto tempo fa era un intramontabile simbolo dell’estate. Negli stabilimenti balneari come negli oratori, nei bar come nelle Soms. Ma in Italia il calciobalilla, o biliardino che dir si voglia, monumento vivente di un Paese che sta perdendo la genuinità di passare del tempo tutti insieme, sta lentamente scivolando nel dimenticatoio. Troppo frenetici i tempi che stiamo vivendo, troppo lontano quell’oggetto dalla Gen Z, fortemente tecnologizzata e incapace nel riconoscersi – ma non solo per demerito loro – in un gioco della tradizione italiana.

Tanto che nelle Soms, luogo principe del calciobalilla e di interminabili tornei tra amici, “stanno lentamente sparendo“, spiega Barbara Menegatti della sede di Castellazzo della Fondazione per lo studio e la documentazione delle Soms. Costi di gestione troppo alti per il magro guadagno che questi portavano, “complice soprattutto un’età degli iscritti abbastanza matura, con i giovani purtroppo sempre più lontani da questi luoghi” un tempo fulcro della vita di un paese e della sua comunità. E discorso identico per le Pro Loco dove “a parte in alcuni circoli il biliardino è praticamente estinto“, sottolinea il presidente provinciale Sergio Poggio.

A questo si aggiunge la nuova “tassa” che colpisce i tavoli da gioco e i flipper equiparandoli al gioco d’azzardo. Anche quando questi sono ad uso completamente gratuito. La legge è del 2003 ripresa da una normativa europea per la lotta al gioco d’azzardo ma l’interpretazione estensiva anche al calciobalilla e a tutti i giochi senza vincite in denaro è del 2021 con entrata in vigore a giugno di quest’anno. Un altro duro colpo per il biliardino che ora rischia davvero di sparire dai luoghi d’aggregazione che lo avevano fatto grande ed entrare di diritto nei cuori degli italiani. Anche perché per i trasgressori che non sono in regola si rischia una multa di 4mila euro.  Per evitarla sarà sufficiente compilare una autodichiarazione che il proprietario dovrà presentare e questo ha determinato polemiche e confusione. I biliardini restano quindi assoggettati all’imposta sugli intrattenimenti che consiste in un fisso, una decina di euro al mese.

adv-718

Ritengo che ci sia enorme confusione in una legge che penalizza un gioco che ha ben poco a che vedere con il gioco d’azzardo“, spiega invece Tamara Sardi, titolare dell’omonima azienda fondata nel 1947 con sede a Spinetta Marengo e che produce proprio calciobalilla, biliardi e altri tavoli da gioco. “Noi non siamo colpiti direttamente, questo perché il 98% della nostra produzione è rivolta verso l’estero e solo una minima parte guarda al mercato italiano con alcuni rivenditori e noleggiatori che operano in Liguria dove il mercato attualmente è fermo a causa dell’entrata in vigore una settimana fa di questa nuova norma“, sottolinea.

Lungo lo Stivale il calciobalilla spopola ancora nei bagni dove “spesso è un servizio gratuito che i gestori offrono alla clientela. Ecco, dover pagare una tassa e rischiare multe salate per una legge poco chiara ha paralizzato quasi l’intero mercato nazionale“, sottolinea Sardi. L’azienda si sta muovendo per superare questo impasse “affidandoci a un ente regolatore, ma visto che c’è molta confusione stiamo aspettando le eventuali correzioni e gli altrettanti chiarimenti dall’Agenzia delle dogane e dei Monopoli“. Ma questa normativa europea, come spiega la titolare dell’azienda Sardi, all’estero è stata semplificata “per andare a colpire effettivamente i giochi d’azzardo come i videopoker. Tanto che in Spagna noi continuiamo a esportare i nostri prodotti. Lì la legge è piuttosto chiara e ha regole ben precise“. A queste si affianca poi un’autocertificazione che permette di esporre e far utilizzare alla clientela il biliardo o il calciobalilla di turno, tanto a pagamento quanto in forma gratuita.

In Italia il mondo dei tavoli da gioco è in estrema difficoltà. Se dovessi vendere solo nel mio Paese, non glielo nascondo, avremmo già chiuso. Io come molte altre aziende del settore. Al di là della legge che complica tutto, la pandemia ha messo in difficoltà molti locali che richiedevano questi tipi di prodotti a cui si aggiunge una disaffezione delle nuove generazioni a un gioco che è stato dei nostri nonni e dei nostri padri“, sottolinea in conclusione Tamara Sardi che invoca “normative più snelle come quelle spagnole o dei Paesi del Nord Europa per salvaguardare un pezzo di storia ludica italiana“.

Photo by Stefan Steinbauer on Unsplash