Ravetti e Rossi (Pd): “In provincia di Alessandria su 25 medici 20 sono obiettori. A rischio la legge 194”

PROVINCIA DI ALESSANDRIA – “Quello che sta accadendo negli Usa sul diritto all’aborto riguarda tutti noi. I diritti, infatti, non sono mai acquisiti ed è in corso una battaglia ideologica sul corpo delle donne. Non c’è contrapposizione tra aborto legale e difesa della vita, come alcuni movimenti vogliono far credere, anche perché vietare l’aborto significa solo impedire quello legale, aprendo a pratiche illegali pericolose che fanno tornare la comunità indietro di 50 anni“. Il commento è di Domenico Ravetti e Domenico Rossi, consiglieri regionali del Pd. Parole nate dopo che i consiglieri hanno fatto un accesso agli atti in merito alla piena applicazione della legge 194 in Piemonte, in particolare sulla presenza di medici obiettori nelle Asl e nelle strutture ospedaliere.

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In Italia la partita è tutta concentrata sulla legge 194 che, non a caso, è finita nel mirino di Fratelli d’Italia, come dimostrano le strumentali prese di posizione pro life dell’Assessore regionale piemontese di quel partito. La piena applicazione della norma, datata 1978, da sempre deve far fronte al fenomeno degli obiettori di coscienza che, in alcuni contesti, limitano nei fatti il diritto delle donne”, sottolineano ancora Ravetti e Rossi.

In Piemonte un medico su due è obiettore di coscienza. Nei presidi ospedalieri di Novi-Tortona gli obiettori sono il 77,78%, mentre a Casale-Acqui il 75%. Nell’ospedale Santi Antonio e Biagio di Alessandria solo un medico su otto non è obiettore di coscienza”, continuano ancora gli esponenti dem. “Crediamo che la legge 194 meriti garanzie sulla sua applicazione, sia dal punto di vista della tutela dei diritti delle donne nel portare a termine la gravidanza sia da quello della scelta di interromperla che deve implicare, ovviamente, garanzie di natura sanitaria a cominciare da quella della presenza di medici non obiettori. Questo prevede la legge italiana. I numeri degli obiettori del presidio di Alessandria, di Casale Monferrato, che è in relazione ad Acqui Terme, e di Novi Ligure, che è in relazione a Tortona, sono preoccupanti. E, insieme al Novarese, sono i peggiori del Piemonte. Ci limitiamo a renderli pubblici e invitiamo la Regione a intervenire sulle aziende affinché, ovunque, sia garantito il diritto alla salute e alla libera scelta delle donne. Non ci si può occupare di 194 solo per sostenere le associazioni pro-vita. Anche i cittadini e le cittadine devono fare la loro parte tornando a far sentire forte la propria voce su questi temi”, concludono Ravetti e Rossi.

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