Quattro anni fa il crollo del Morandi: il ricordo di chi lo aveva percorso poco prima

GENOVA – Quella mattina, nonostante fosse la vigilia di Ferragosto, a Genova stava diluviando. Una pioggia forte e inusuale per quel periodo dell’anno. Era il 14 agosto e di macchine lungo il Morandi, il lungo viadotto che conduce verso il capoluogo ligure, non ce ne erano molte. Tanti erano già andati in ferie, altri lo avrebbero fatto a partire dal giorno successivo. Nella tarda mattinata, poi, allo scroscio dell’acqua si era unito un boato. Chi viveva lontano dal viadotto che sorvolava il Polcevera pensò a un tuono. In realtà, in pochi istanti, la tragedia si era consumata portando alla morte 43 persone tra cui anche tre alessandrini: l’infermiera Marta Danisi, 29 anni, Giovanna Bottaro e Alessandro Robotti, di 43 e 50 anni, di Arquata Scrivia e Serravalle Scrivia.

Ma c’è chi quel ponte, poche ore prima delle 11.36, quando il pilone centrale, di quello che i genovesi chiamavano ponte di Brooklyn, crollasse portando con sé le vite di tanti innocenti. “Quella mattina mi ero recata al lavoro. All’epoca ero infermiera in una struttura di Genova in zona Albaro“, ci racconta Marica di Alessandria. “Ricordo che pioveva forte e un vento potente soffiava sull’autostrada“. Una giornata strana sin dalle prime luci dell’alba quando Marica, insieme a una collega, aveva preso la macchina e inforcato l’autostrada per iniziare il turno del mattino. “Sarò passata sul Morandi intorno alle 6.30 e mai avrei pensato che da lì a cinque ore sarebbe crollato“. Il boato si è sentito sino ad Albaro “ma pensavamo fosse un tuono“. Poi le notizie si sono susseguite e la consapevolezza della tragedia che si era consumata aveva fatto largo nelle menti di tutti.

A pensarci ho ancora i brividi, avrò percorso quel ponte qualche centinaio di volta tra lavoro e vacanze e il solo pensiero che sono morte tante persone mi fa venire ancora gli incubi di notte, tanto che per diverso tempo ho fatto fatica anche a percorre il nuovo viadotto autostradale“, ha concluso Marica. Quel giorno, per tornare ad Alessandria, “con un peso enorme nel cuore“, ha poi aspettato il primo treno disponibile “Poiché le autostrade erano intasate e anche i treni avevano accumulato enormi ritardi dopo l’interruzione dell’elettricità nella zona di Sampierdarena, o così mi pare di ricordare“.

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