Attraversare il tempo. Recensione di Il campione e la zanzara a Cunté Munfrà

CERRO TANARO – Uno spettacolo di strada in bicicletta, un tuffo indietro nel tempo che ripercorre le tappe della storia e di chi ha segnato l’epica del ciclismo. Si è aperto con “Il campione e la zanzara” di Faber Teater, domenica 14 agosto a Cerro Tanaro, la rassegna Cunté Munfrà dal Monferrato al mondo, con la direzione artistica di Massimo Barbero della casa degli alfieri / ARTEPO (ARchivio TEatralità POpolare). Cunté Munfra, la cui ideazione si deve al grande Luciano Nattino, racconta e attraversa il Monferrato, approfondisce la conoscenza della sua lingua e della sua tradizione, aprendosi ad altre culture e ad altri linguaggi (sul sito archivioteatralita.it  i prossimi appuntamenti).  La rassegna è anche visita dei luoghi e delle colline e, in questo caso, di una piccola rarità di Cerro Tanaro: il museo, ricavato nei locali della stazione ferroviaria, che accoglie la collezione di biciclette storiche, macchinari e accessori legati alla produzione di biciclette a opera di Guido Saracco detto “Sarachet”. Saracco, di origini astigiane, fu corridore ciclistico, costruttore di biciclette, musicista e inventore di strumenti musicali, poeta dialettale ed animatore, insomma un personaggio dalla personalità eclettica e geniale rappresentata dal ben organizzato museo.

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Da qui è partito lo spettacolo bici-itinerante di Faber Teater, scritto e diretto da Mario Chiapuzzo, già attore del Thêatre du Soleil di Ariane Mnouchkine e forte dell’esperienza di trent’anni di palcoscenico in Francia e in Italia. Il campione è Fausto Coppi, l’Airone, e sua è la storia che attraversa il ventesimo secolo, per segnare per sempre il ciclismo e la memoria popolare. Francesco Micca, Lodovico Bordignon, Lucia Giordano, Marco Andorno, Paola Bordignon, Sebastiano Amadio sono guide del tempo e nel tempo si spostano con le biciclettiche, bici gialle parte della collaborazione con il Museo dei Campionissimi di Novi Ligure, la terra di Coppi. I loro vestiti variopinti (dei veri patchwork) e le loro maschere di stile balinese evocano un’alterità che travalica epoche e luoghi per narrare storie e trasportarvi gli ascoltatori. Così, dopo il quesito “quando siamo?”(ovvero: in che tempo ci troviamo ora?), a comando ci si ritrova all’inizio del secolo scorso, in quel 1900 dell’esposizione di Parigi in un clima di ottimismo verso la scienza e il progresso.  Il registro è festoso e un po’ fiabesco, la storia scorre e si pedala tra una sosta e l’altra, seguendo una linea cronologica scritta sugli stendardi gialli dei protagonisti-guide. Coppi nasce nel 1919, in un dopoguerra ferito che ancora non presagisce il secondo conflitto mondiale, e, giovanissimo, inizia a correre e a vincere. Le sue imprese sono elencate come notizie apprese da una folla, la tappa del Galibier del Tour de France del ‘52 (quello dello scambio di borraccia con Bartali) è rappresentata nella sua dimensione corale e nella sua enormità storica. Pare di vedere le persone che gettano acqua sui corridori per lenire la sofferenza per il caldo, si sentono le voci dall’accento francese, si misura la fatica della pedalata e si esulta per la vittoria, perché il teatro ha il potere di evocare e far succedere le cose.  Ma il teatro può anche spostare il punto di vista e la storia umana si intreccia con quella di due zanzare, le pericolose anofeli portatrici di malaria, che diventano protagoniste di una triste avventura. Il Campionissimo, dopo un viaggio in Africa in occasione di una gara, muore di malaria, a causa di un errore di diagnosi all’ospedale di Tortona. Con lui si chiude una storia che non si finisce di raccontare, perché è la storia di un’epoca e di tutti. Si ritorna al nostro tempo dopo aver goduto del clima festoso e speranzoso di inizio secolo, dopo aver seguito l’inclinarsi della bicicletta dell’Airone sul serpente in salita del Galibier, dopo aver esultato delle vittorie e dopo la delusione incredula delle sconfitte. Allegria, sospensione attonita, aura fiabesca e poetica sono solo alcuni dei passaggi attraverso i quali il Faber Teater accompagna gli spettatori-ciclisti e tutto appare così vero che le si vorrebbe seguire ancora queste guide del tempo, anche quando la direzione obbligata ritorna ad essere in avanti, verso un futuro che ha un’altra storia da ricordare.  Uno spettacolo di splendida narrazione corale, ricco di memoria e interpretato da protagonisti poliedrici, che passano dalla parola che evoca al gesto che crea. Un inizio in grande stile per Cunté Munfrà, il cui prossimo appuntamento sarà venerdì 26 agosto a Viarigi con “Masca vola via” con Simona Colonna e Massimo “Pinin” Barbero.   La rassegna è promossa dal Comune di Castagnole Monferrato e della casa degli alfieri /Archivio Teatralità Popolare ed è sostenuta dalla Regione Piemonte, dai Comuni ospitanti, dalla Fondazione CRAsti e dalla Fondazione CRT.

 

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