L’arte di saper perdere: la storia dell’Alessandria calcio oggi è più che mai una lezione

ALESSANDRIA – Che il calcio italiano non stia benissimo si capisce da tante piccole cose. I campioni che vanno altrove, il Var che soffoca in gola la gioia, Dazn che toglie pure le illusioni che qualcosa in campo stia avvenendo. Ma ad Alessandria il calcio è finito, almeno per il momento. Inutile girarci tanto intorno. La storia dell’Alessandria calcio è in picchiata; dopo aver assaggiato vette indimenticabili è precipitata. Ma anche questo potrebbe essere un dettaglio che fa parte della vita, perché come in tutto esistono gli alti e i bassi e se così non fosse sarebbe tutto noioso. Il problema vero però è che il calcio alessandrino è stato abbandonato in mezzo a una strada, probabilmente senza possibilità di rivederlo in piedi per un bel po’. A 20 giorni dall’inizio del campionato la squadra grigia non è nemmeno una scommessa. Ma neanche questo è un problema perché il distacco totale di Luca Di Masi nei confronti dei grigi è la cosa che più ferisce. È vero, la squadra è stata iscritta, partirà insieme alle altre formazioni di C, ma al momento l’unica speranza che può nutrire è di ridurre più possibile la quantità di gol che dovrà trangugiare ogni domenica.

Di Masi tempo fa disse di aver “sempre avuto questa maglia, indosso e nel cuore” e di emozionarsi ogni volta quando davanti ai suoi occhi vedeva “sfilare undici maglie di colore Grigio. Perché il Grigio non è solo il colore della maglia. Il Grigio è il colore di una terra, la nostra terra“. Che cosa pensi quando oggi vede il grigio non è facile immaginarlo e può anche essere che un grande amore si tramuti in un terribile e doloroso divorzio ma come sia possibile lasciare l’Alessandria così spolpata e umiliata, in balia degli eventi e degli avversari risulta una cosa poco spiegabile e soprattutto appetibile per qualunque acquirente. Eppure Di Masi, solo alcuni mesi prima era stato osannato con il premio dell’Ussi del Piemonte come “Squadra dell’anno”, poi, a maggio, ricevuto dall’allora Sindaco di Alessandria, Cuttica, e dal Presidente del Consiglio Comunale, Locci, era stato insignito dell’onorificenza civica del Gagliaudo d’oro per il ritorno dei Grigi in Serie B. Onestamente poi i tifosi, pur in una città sempre ipercritica, al limite della sopportazione, aveva sempre accettato una serie di gare deludenti e il lento affondare nella parte sempre più bassa della classifica. Poi la retrocessione, il silenzio, ancora il silenzio, qualche timida richiesta di spiegazioni e sempre il silenzio.

Di Masi, in una intervista anni fa, spiegò che quando prese l’Alessandria preferì accollarsi “qualche debito in più pur di salvare la categoria ed evitare il fallimento“. Nessuno dubita che sia andata così, nessuno può nemmeno condannare la scelta di non investire più, ma aver regalato occhi pieni di felicità a chi ha visto Alessandria-Milan in coppa o la promozione in B con il Padova per poi chiudere con un’Alessandria in balia degli eventi sembra molto più di un fallimento. Nella vita si perde sempre prima o poi e nessuno insegna come farlo, eppure sarebbe la prima cosa da imparare. Alessandria ha perso molte volte, perderà ancora. E forse è anche un po’ per questo che la maglia è grigia, un colore in fondo triste. Torneranno i tempi bui, i ‘tifosi veri’ che seguiranno l’Alessandria anche in capo al mondo, probabilmente verranno anche i momenti belli e quelli che saliranno sul carro del vincitore. Tutto normale. Alessandria ha di sicuro imparato a perdere. Ed è una qualità che non tutti posseggono e quella non si può comprare né vendere.

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