Terme di Acqui, una raccolta firme per sollecitare la Regione sulla riapertura: “Violato il diritto alla salute”

ACQUI TERME – “Un’intollerabile violazione del diritto alla salute”. L’associazione Act Consumatori di Acqui ha evidenziato tutta la sua preoccupazione per la vicenda delle Terme, chiuse da tempo. Per questo l’associazione ha promosso una petizione e una raccolta per sollecitare la Regione. “Sono note le caratteristiche uniche e le qualità terapeutiche dell’acqua sulfureo salsobromoiodica della città. Oggi il potere curativo delle fonti acquesi, per molte patologie croniche degenerative, è scientificamente documentato e i relativi trattamenti sono convenzionati con il Servizio Sanitario Nazionale”.

“Nonostante ciò” ha rimarcato Act Consumatori “da tempo il diritto di accesso alle cure termali è limitato. Con questa raccolta firme vogliamo garantire ai pazienti l’utilizzo delle acque termali almeno 9 mesi l’anno. Il complesso curativo acquese, in zona Bagni e denominato “Regina”, rappresenta un unicum dell’offerta termale italiana. E’ un punto strategico curativo facilmente raggiungibile dalle principali città del nord Italia e può aspirare a diventare un Centro della salute naturale di caratura internazionale con un indotto economico sul territorio per nulla trascurabile. Le ultime statistiche attestano in maniera incontrovertibile che l’ASL piemontese, per poter garantire le cure termali ai propri cittadini, è costretta a sostenere notevoli costi per prestazioni effettuate fuori dalla regione”.

“Lo stabilimento “Regina”, in un ampio spazio verde, è l’unico in città in grado di garantire tutte le prestazioni inalatorie, fangoterapiche, di riabilitazione e cura in piscina termale. Dispone inoltre di due centri benessere di cui si chiede l’apertura, strutture importanti per introdurre nel mondo termale le nuove generazioni oggi attratte dall’offerta wellness; a queste la sede dei Bagni potrebbe offrire trattamenti eccellenti (e non “surrogati” come altrove) perché qualificati dall’utilizzo delle acque sulfuree”.

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L’Act Consumatori ha chiesto di “convenzionare le cure termali per un periodo più breve, con “blocchi” di 7 cure anziché 12, e di liquidare un contributo per il soggiorno (eventualmente calibrato sull’Isee degli istanti) come sancito dal diritto europeo. Riteniamo sia l’unica misura atta ad incentivare la cura termale con funzione preventiva ed alternativa a quella farmacologica per molte patologie degenerative. Si renderebbe inoltre l’offerta accessibile ad una platea più ampia perché in linea con il cambiamento degli stili di vita che oggi difficilmente consentono alle persone di assentarsi dal proprio domicilio per periodi lunghi. Riteniamo che l’attuale stallo delle terme acquesi non possa essere considerata una questione privata ma rappresenti una preoccupante tematica di interesse pubblico. Siamo convinti che ci siano condizioni affinché il diritto alla salute dei cittadini non venga oltremodo frustrato e con la presente raccolta firme vogliamo stimolare l’Autorità Sanitaria regionale a un intervento tempestivo e risolutivo”.