Contro la violenza assistita il progetto di me.Dea “Ti proteggo.2”, finanziato dalla Regione Piemonte

PROVINCIA DI ALESSANDRIA – L’Aps me.dea, associazione che dal 2009 è impegnata sul territorio provinciale nel contrasto e nella prevenzione della violenza sulle donne, porta avanti il suo lavoro nel diffondere la conoscenza e formare sul tema della violenza assistita, ovvero “il fare esperienza da parte del/la bambino/a di qualsiasi forma di maltrattamento, compiuto attraverso atti di violenza fisica, verbale, psicologica, sessuale ed economica, su figure di riferimento o su altre figure affettivamente significative adulti e minori”.

Attraverso il progetto “Ti proteggo.2”, finanziato dalla Regione Piemonte nell’ambito del Piano Strategico nazionale di contrasto alla violenza di genere, me.dea sta proseguendo le azioni messe in campo nel 2021 con la prima parte progettuale “Ti proteggo”, che puntava al coordinamento e alla collaborazione tra i servizi socio assistenziali e sanitari del territorio provinciale nelle azioni di contrasto del fenomeno della violenza assistita e nella realizzazione di interventi di prevenzione del fenomeno e di recupero delle relazioni mamma-bambino, vittime di violenze domestiche. Nel corso del 2022 queste attività sono state potenziate insieme ai soggetti partner (Enti gestori dei Servizi Socio-Assistenziali della provincia di Alessandria, ASL-AL e AO-AL), per continuare a offrire strumenti contro una forma di violenza non facile da riconoscere, ma allo stesso tempo particolarmente dannosa anche nel lungo termine, nello sviluppo psico-fisico dei minori.

La violenza assistita

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I bambini possono essere esposti direttamente alle violenze o soprusi quando questi avvengono in loro presenza; o possono averne conoscenza indiretta quando qualcuno, volontariamente o inconsciamente, li informa in proposito. È violenza assistita anche quando vengono a conoscenza, o assistono a maltrattamenti, sevizie e abbandono degli animali presenti in famiglia. La violenza assistita causa effetti traumatici di pari intensità rispetto a quelli prodotti dalle violenze subite direttamente. Tuttavia, tra tutte le forme di violenza verso i bambini, questa resta una delle più delicate e meno individuate. In Italia il riconoscimento di questo tipo di maltrattamento è stato favorito dai lavori della commissione appositamente istituita dal CISMAI (Coordinamento Italiano dei Servizi contro il Maltrattamento e l’Abuso all’Infanzia) nel 1999.

Le azioni del progetto

Il progetto si è sviluppato attraverso 4 azioni e sta volgendo ora al termine.

Azione 1 – cabina di regia, con la partecipazione di un gruppo di lavoro allargato per avviare un confronto reciproco sullo specifico tema e sviluppare strategie comuni che possano avere ricadute significative sui territori di riferimento.

Azione 2 – strutturazione di interventi diretti a minori vittime di violenza assistita con il coinvolgimento di équipes multiprofessionali tra le operatrici dei centri antiviolenza me.dea, dei servizi sociali, sanitari e dei servizi psico-educativi presenti sul territorio di riferimento.

Azione 3 – formazione agli operatori e le operatrici dei soggetti partners su come “osservare, riconoscere e decodificare i segnali della violenza assistita”

Azione 4: attività di disseminazione, tramite diffusione di materiale informativo/formativo agli operatori socio-sanitari e ai soggetti che a vario titolo possono intercettare la violenza assistita.

È in corso in questi giorni una delle ultime azioni previste dal progetto, un corso gratuito della durata complessiva di 18 ore, promosso in collaborazione con l’agenzia Io Volo Formazione, che si prefigge di ampliare la conoscenza del fenomeno della violenza di genere e della violenza assistita, rafforzare le competenze professionali sullo specifico tema, fornire conoscenze e strumenti adeguati per facilitare il riconoscimento della violenza assistita e consentire di trovare risposte istituzionali efficaci,  strumenti per osservare e riconoscere i segnali della violenza assistita e fornire risposte istituzionali adeguate a questo fenomeno. Infine vuole prevenire forma di vittimizzazione secondaria. Il corso è partito il 22 settembre con una settantina di partecipanti e terminerà il prossimo 27 ottobre.