Caro-energia mette in crisi anche i birrifici: “Per ridurre i consumi facciamo la birra di notte”

PROVINCIA DI ALESSANDRIA – Dopo aver lasciato vuoti gli scaffali dell’acqua frizzante, la carenza di “bollicine” sta mettendo in crisi anche la produzione di birra. È delle ultime ore la notizia dello stop “temporaneo” alla Menabrea di Biella. Il “birrificio attivo più antico d’Italia”, come ricorda il sito dell’azienda piemontese, ha fermato gli impianti per un giorno perché a secco di anidride carbonica.

In provincia di Alessandria la carenza di CO2 non sta impattando sulla produzione di “bionde” e “rosse”. Nei birrifici artigianali, come Civale a Spinetta Marengo e al Birrificio Montegioco, in frazione Fabbrica sulle colline tortonesi, le “bollicine” vengono prodotte dal naturale processo di fermentazione della birra.

La carenza di anidride carbonica si fa sentire soprattutto “dopo”, nei pub e locali che faticano a reperire le bombole per spillare le birre. L’anidride carbonica è però solo uno dei tanti prodotti legati alla produzione birra che in questo periodo è difficile trovare e quando si trova si paga “molto di più”.

A Montegioco, dove i fratelli Riccardo, Davide e Chiara Franzosi producono birra artigianale da quasi 20 anni, bollette e conti spesa oggi sono “quadruplicati rispetto a un anno e mezzo fa. La parola “aumenti” non rende bene l’idea dell’impennata dei prezzi di “praticamente tutto quello che serve per produrre birra artigianale”, ha precisato Riccardo Franzosi. È raddoppiato il costo dell’orzo, del luppolo e di tutto il materiale usato per il confezionamento delle bottiglie, dai cartoni alle etichette fino alle bottiglie di vetro. Quelle più economiche da 33 e 75 cl, oltretutto, “non si trovano” perché molte vetrerie hanno stoppato la produzione per i costi “insostenibili” dell’energia.

A “pesare”, anche sui birrifici artigianali, sono soprattutto luce e gas metano. Per ridurre l’importo delle bollette Riccardo e suo fratello Davide stanno producendo birra solo di notte per sfruttare le fasce orarie durante le quali la corrente costa meno ma “non basta”. “L’ultimo mese abbiamo consumato il 25% di energia in meno ma abbiamo pagato il triplo rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Da mille euro siamo arrivati a tre mila”.

Contenere i costi dell’energia elettrica in un birrificio è “difficile” perché si devono mantenere sempre al freddo i tank di fermentazione della birra, ha sottolineato Vincenzo Civale. Nel birrificio di Spinetta Marengo l’importo della luce “triplica a ogni bolletta” e ora si guarda con apprensione alle prossime bollette del gas. Il birrificio Civale produce birre ad “alta fermentazione” che devono essere “tenute al caldo” e di fronte a costi già oggi difficili da sostenere, il birraio ha deciso di stoppare la produzione nei mesi di dicembre/gennaio: “ In quelle settimane venderemo solo quello che abbiamo in magazzino” ha spiegato Vincenzo Civale.  

Dopo aver tenuto duro fino ad oggi, a Montegioco stanno invece pensando di “ritoccare” il prezzo di vendita delle birre artigianali, rimasto fermo per molti anni. “Noi siamo una piccolissima realtà – ha raccontato ancora Riccardo Franzosi – Lavoriamo praticamente a casa nostra e non abbiamo dipendenti. Questo è un grande vantaggio ma oggi i costi di produzione sono lievitati talmente tanto che non abbiamo alternative. Sappiamo di essere in vicolo cieco perché aumentare il prezzo delle birre in proporzione ai costi significa non vendere o vendere molto  meno, perché come noi anche tutti gli altri scontano i rincari. Noi siamo contadini, non siamo abituati a disperarci ma in 20 anni di attività non abbiamo mai passato momenti difficili come quelli che stiamo vivendo oggi. Si può lavorare in perdita ma si deve vedere una fine al momento di difficoltà. Oggi, invece, sembra che la situazione peggiori con il passare dei mesi e, soprattutto, non è qualcosa che dipende da noi”.