Sfiniti da eccessivi carichi di lavoro, gli agenti della Polizia Penitenziaria di San Michele rinunciano a mangiare
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SAN MICHELE – Dallo scorso 22 dicembre rinunciano al pranzo servito nella mensa del carcere di San Michele. Quella degli agenti della Polizia Penitenziaria è “una protesta silenziosa” come l’ha definita il segretario Uilpa, Salvatore Carbone, che in una lettera ha voluto dare voce ai problemi di chi lavora all’interno della struttura carceraria. Lo stesso segretario del sindacato di Polizia Penitenziaria della Uil non sapeva nulla di questa iniziativa, organizzata spontaneamente dagli agenti. Quando nei giorni scorsi è entrato nel carcere di San Michele per il tradizionale scambio di auguri con i colleghi si è accorto che la sala mensa era vuota e i pasti rimanevano sui vassoi. “Gli agenti sono sfiniti”, ha spiegato il sindacalista anche nella lettera inviata ai più alti dirigenti dell’amministrazione penitenziaria. La carenza di personale obbliga anche a 80 ore di straordinario al mese. I turni spesso si allungano oltre le 9 ore giornaliere e i servizi di sorveglianza notturna superano i 6 previsti. Senza poter contare su sostituzioni, gli agenti devono rinunciare anche ai previsti giorni di riposo e quando finalmente qualcuno riesce a godere delle meritate ferie la situazione per chi rimane a lavorare dentro il carcere di San Michele si aggrava. Da tempo anche altri sindacati di categoria denunciano la carenza di organico ma, come evidenziato dal segretario Uilpa, tutte le richieste sono cadute nel vuoto. “Un silenzio assordante“, ha sottolineato con indignazione Carbone, rimarcando la necessità di un intervento immediato per alleggerire i carichi di lavoro chi “opera in solitudine, ora dopo ora e giorno dopo giorno” e “nell’indifferenza generale” si sobbarca di enormi sacrifici.

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